Sabato, 23 Ottobre 2021
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Ue dice no al divieto di velo: “Donne libere di indossare quello che vogliono”

Bruxelles annuncia un nuovo piano per l'integrazione dei migranti, ma vengono esclusi gli irregolari. Per la Commissione i diritti alla formazione, sanità e alloggio vanno garantiti solo a chi ha le carte in regola "per stare in Europa"

I migranti siamo noi. Ylva Johansson, commissaria europea agli Affari interni, in due mesi ha cambiato completamente linguaggio. La politica svedese che durante la presentazione del nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo aveva detto che chi cercava di raggiungere le coste europee, dopo l’approvazione del piano Ue, ci avrebbe “pensato due volte prima di imbarcarsi”, oggi mette in risalto gli effetti positivi dell’ingresso di stranieri in Europa. I migranti “sono già parte di noi”, dato che nell'Ue ci sono “34 milioni di abitanti che sono nati in altri Paesi”, quindi “circa l'8% della popolazione europea”, ha detto durante la conferenza stampa sul nuovo piano d’azione per l’integrazione dei migranti. Alla vigilia dell’appuntamento con i giornalisti, la commissaria ha rivelato alla testata Politico che il nuovo testo Ue non avrebbe contenuto alcun attacco al cosiddetto ‘separatismo islamico’, nel mirino del presidente francese Emmanuel Macron dopo gli attacchi terroristici del mese scorso. Interrogata su un eventuale divieto di indossare il velo, Johansson ha risposto: “A mio avviso, le donne dovrebbero potersi vestire come vogliono”. 

Nessuna integrazione per gli irregolari

Diverso atteggiamento che si adegua al differente contesto. Dopo la presentazione del Patto sulla migrazione, l’Europa è stata attaccata da più parti, accusata di voler rinchiudere i richiedenti asilo in centri di detenzione e di scaricare il problema sulle spalle dei soliti Paesi Ue di primo arrivo dei disperati, a partire dall'Italia. Nonostante l’annunciata cancellazione delle regole di Dublino, rimane il principio che chi arriva in uno Stato Ue deve rimanerci finché non si conclude la procedura di esame della richiesta d’asilo. Zero speranze per i migranti economici che entrano illegalmente nell’Ue: andranno rimpatriati. La nuova strategia presentata dalla Commissione è dunque dedicata a chi non vive nell’illegalità e ai figli degli stranieri, spesso non integrati in quella stessa società in cui sono nati e cresciuti. 

Gli interventi: istruzione, sanità e alloggio

Il piano per il periodo 2021-2027 mira a migliorare l'integrazione e l'inclusione sociale dei migranti regolari, riconoscendone l'importante contributo allo sviluppo dell’Ue. Tra le azioni annunciate c’è il sostegno, tramite fondi Ue, alla formazione dalla prima infanzia all'istruzione superiore. Bruxelles non solo vuole favorire l'apprendimento continuo delle lingue, ma anche agevolare il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze dei migranti “per valorizzare appieno il loro contributo”. Si punta anche a promuovere l'accesso ai servizi sanitari, compresa l'assistenza sanitaria mentale, e garantire alloggi adeguati e convenienti finanziati attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo, il Fondo asilo e migrazione e Invest EU.

L'inclusione esclusiva

“L’inclusione per tutti è l'incarnazione dello stile di vita europeo”, ha detto Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione. “Le politiche di integrazione e inclusione sono vitali per i nuovi arrivati e per le comunità locali, e contribuiscono a rendere coese le società e a rafforzare le economie” ha aggiunto il politico greco per poi fare una netta distinzione: “Chiunque abbia il diritto di soggiornare in Europa dovrebbe avere accesso agli strumenti di cui ha bisogno per realizzare in pieno il suo potenziale e assumere i diritti e gli obblighi che governano la nostra Unione”. Il riferimento implicito è ai migranti irregolari, che evidentemente non hanno altre possibilità se non il rimpatrio. Ma la linea espressa e ribadita da Bruxelles dovrà scontrarsi con una complessa realtà fatta di richiedenti asilo che ottengono lo status di rifugiato in seconda o terza istanza e Paesi d’origine dei migranti che non vogliono riprendersi chi è scappato dalla propria terra d’origine. 

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