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Caso Diciotti, l'Ue: "Per portare i migranti in Albania serve il loro consenso"

La Commissione europea esprime dubbi sull'accordo tra Roma e Tirana per il ricollocamento di una parte delle persone bloccate per giorni sulla nave della Guarda costiera a Catania

No al ricollocamento in Albania "senza il consenso" delle persone interessate. Perché nell'Unione europea "ci sono regole chiare sull'asilo che sono applicabili in tutti gli Stati membri e le autorità nazionali hanno la responsabilità di assicurare che qualsiasi procedura" riguardante la destinazione dei migranti sbarcati dalla nave Diciotti "sia pienamente in linea con la legislazione Ue. In questo caso, tocca alle autorità italiane". Lo ha detto una portavoce della Commissione europea in merito all'accordo tra Italia e Albania sul ricollocamento nel paese dei Balcani occidentali di una parte dei migranti bloccati per giorni sulla nave Diciotti al porto di Catania.

I dubbi di Bruxelles

Gli accordi presi tra Italia e Albania sono frutto di "contatti bilaterali" tra Roma e Tirana, ricorda Bruxelles, e pertanto "i dettagli vanno chiesti alle autorità nazionali competenti. Naturalmente, seguiamo gli sviluppi da vicino e continueremo a farlo. Spetta tuttavia alle autorità nazionali assicurare che qualsiasi misura adottata sia in linea con la legge Ue e con le leggi nazionali". La Commissione europea nello scorso luglio aveva bocciato, in un documento che ne analizzava la fattibilità, la soluzione proposta da Austria e Danimarca, vale a dire inviare direttamente tutti i migranti irregolari in un Paese terzo, senza che le domande di asilo siano esaminate nell'Ue.

La praticabilità di questa soluzione, che assomiglia molto, su scala molto più ridotta, all'invio dei migranti in Albania prospettato dal governo italiano, veniva definita dubbia, anche perché mandare un richiedente asilo in un Paese terzo senza esaminarne la domanda rischierebbe di configurarsi come una violazione dell'obbligo di non refoulement.

Cosa prevede il diritto Ue

Per il diritto Ue e per il diritto internazionale, quando tocca il territorio dell'Ue, come hanno fatto i migranti sbarcati a Catania dalla Diciotti, una persona che fugge da guerre o persecuzioni (come è il caso delle persone di nazionalità eritrea, provenienti da un Paese che, malgrado il miglioramento delle relazioni con Addis Abeba, resta tra i più oppressivi del Continente, con una leva di durata indefinita) ha il diritto di chiedere asilo mentre, quando si trova fuori dall'Ue, non ha questo diritto.

L'unico modo per chiedere asilo nell'Ue dall'esterno dell'Unione sarebbe il reinsediamento, dato che consentire alle persone di fare richiesta di asilo da fuori Ue richiederebbe l'applicazione extraterritoriale del diritto Ue, cosa che, osservava la Commissione, "non è né possibile né desiderabile". Da un punto di vista giuridico, spiegava allora la Commissione, non è possibile mandare qualcuno, contro la sua volontà, in un Paese dal quale non proviene o dal quale non è transitato.

Ne consegue che, anche se la Commissione oggi per motivi di opportunità politica evita di rispondere direttamente alla questione, è difficile che i migranti sbarcati dalla Diciotti possano essere inviati in Albania, Paese dal quale non sono transitati, a meno che non esprimano la volontà di andare nel Paese delle Aquile. 

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