L'Ue non ci sta: ricorso contro la sentenza che ha salvato Apple dal rimborso di 13 miliardi di tasse

Nonostante il pronunciamento a favore dell'azienda da parte della Corte di Giustizia Ue Bruxelles insiste nel contestare i vantaggi fiscali concessi da Dublino alla società che produce gli iPhone

Foto Ansa EPA/HOW HWEE YOUNG

La Commissione europea ha annunciato che ricorrerà in appello contro la sentenza dei giudici Ue che lo scorso luglio hanno annullato la richiesta nei confronti di Apple di risarcire circa 13 miliardi di euro di tasse non pagate all'Irlanda. La maxi-somma corrisponde ai presunti aiuti di Stato indebiti (secondo la Commissione) concessi alla società californiana dal Governo irlandese sotto forma di sconti fiscali. Nel mirino di Bruxelles sono finite due leggi tributarie irlandesi, rispettivamente del 1991 e del 2007, che avrebbero regalato al gigante della tecnologia “vantaggi fiscali illeciti”. 

L’Irlanda, assieme ad altre giurisdizioni Ue come l’Olanda e il Lussemburgo, è finita più volte nel mirino per la normativa fiscale troppo ‘leggera’ nei confronti delle grandi multinazionali straniere, che per operare nell’Ue hanno bisogno di avere una sede nel Vecchio Continente. La scelta irlandese è stata così privilegiata negli ultimi anni dai grandi gruppi americani dell’high-tech, che un quartiere di Dublino è stato soprannominato ‘Silicon Docks’, in onore della Silicon Valley di San Francisco dove hanno sede le più grandi imprese digitali e innovative a livello mondiale. Camminando per la Silicon Docks irlandese si passa vicino alle sedi europee di Google, Facebook, Airbnb, TripAdvisor e tante altre. Più riservato e al riparo dagli occhi indiscreti è il quartier generale Ue della società che ha inventato l’iPhone. Steve Jobs nel lontano ottobre 1980 scelse la città di Cork come sede dell’impresa americana, destinata a diventate la gallina dalle uova d’oro dell’high-tech.

La prima decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea ha dato torto alla Commissione, la quale - secondo i giudici - "non è riuscita a dimostrare i requisiti legali" del presunto vantaggio indebito nei confronti di Apple. “Sebbene il Tribunale si rammarichi della natura incompleta e talvolta incoerente delle regole fiscali contestate - si legge ancora nella decisione pro-Apple - i vizi individuati dalla Commissione non sono, di per sé, sufficienti a provare l'esistenza di un vantaggio”. Da qui lo stop alla richiesta di sborsare 13 miliardi.

La Commissione oggi replica “rispettosamente” sostenendo che “nella sua sentenza il Tribunale abbia commesso una serie di errori di diritto”. Di qui il ricorso contro la decisione presa a luglio. “Garantire che tutte le società, grandi e piccole, paghino la giusta quota di tasse rimane una priorità assoluta per la Commissione”, scrive Margrethe Vestager, responsabile della Concorrenza per l’esecutivo Ue. “Se gli Stati membri concedono a determinate società multinazionali vantaggi fiscali non disponibili ai loro concorrenti - aggiunge la politica danese - ciò danneggia la concorrenza leale nell'Unione europea”.

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Riferendosi al quadro normativo generale, la Vestager ammette che serviranno sforzi maggiori “per mettere in atto la legislazione giusta per affrontare le lacune e garantire la trasparenza”. “C’è ancora molto lavoro da fare, anche per assicurarsi che tutte le aziende, comprese quelle digitali, paghino la giusta quota di tasse dove è giustamente dovuta”, ha concluso la commissaria.

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