rotate-mobile
Martedì, 17 Maggio 2022
La guerra

Ue sposa la 'linea' Draghi: "Più armi per l'Ucraina non vuole dire più guerra"

Lo ha detto il portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera. Resta il nodo Germania, che si oppone all'invio di mezzi pesanti a Kiev

"Più armi per l'Ucraina non vuole dire più guerra". Con queste parole Petr Stano, portavoce dell'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, ha in qualche modo chiarito la posizione di Bruxelles sull'invio di armi pesanti all'Ucraina. Una posizione più vicina a quella espressa in questi giorni dal premier italiano Mario Draghi, e in collisione con la linea seguita fin qui dal cancelliere tedesco Olaf Scholz.

L'Unione europea, ha detto Stano nel corso del consueto briefing con la stampa a Bruxelles, continuerà a "lavorare a livello internazionale per aumentare la pressione su Vladimir Putin perché fermi la guerra" in corso in Ucraina e "per aumentare l'isolamento della Russia, che sta diventando un'emarginata della comunità internazionale a causa delle sue continue violazioni del diritto internazionale". 

Secondo Stano "più armi per l'Ucraina non vuole dire più guerra. Più armi per l'Ucraina significa più capacità dell'esercito ucraino di difendere il suo Paese e il suo popolo, che viene distrutto in una maniera indiscriminata e fuori controllo dalla Russia". Parole che arrivano in parallelo alle proteste della Cdu tedesca, il partito per anni alla guida della Germania con Angela Merkel e oggi relegato all'opposizione del governo del socialdemocratico Scholz.

Nei giorni scorsi, fonti vicine a un parte dell'esecutivo, quella composta da verdi e liberali, aveva fatto emergere la volontà di inviare circa 100 carri armati tedeschi in Ucraina. Ma la mossa era stata frenata immediatamente da Scholz, provocando malumori a Kiev come a Berlino. La Cdu ha annunciato l'intento di presentare una mozione al Bundestag per sbloccare l'impasse, sottolineando di poter contare anche sul voto dei dissidenti nella maggioranza. I socialdemocratici, il principale partito di governo, non sembrano per il momento voler cedere a queste minacce, e sostengono che l'invio di tank e altre armi pesanti sarà possibile solo in coordinamento con la Nato e in particolare con gli Usa. Di questo si dovrebbe discutere in queste ore nel corso di una videoconferenza convocata da Joe Biden con i leader di G7, Nato e Ue. 

Bruxelles, dal canto suo, sostiene che bisogna lavorare anche in sede Onu: "La Russia è un membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: il quadro in cui tentiamo di trovare una soluzione è quello delle Nazioni Unite - ha detto Stano - Questa non è solo un'aggressione contro l'Ucraina, ma anche un'aggressione alla Carta delle Nazioni Unite, contro il diritto umanitario internazionale e contro i principi sui quali la nostra civiltà è fondata. E' una sfida aperta alle regole internazionali e deve essere risolta e fermata dalla comunità internazionale, unendo le forze per costringere la Russia a fermare questa aggressione illegittima e illegale contro l'Ucraina e il suo popolo".

Per il portavoce capo della Commissione Eric Mamer, "l'Ucraina si sta solo difendendo. La guerra si fermerà quando la Russia vorrà fermarla". L'Ue, ricorda Stano, "ha detto fin dall'inizio che se ci sono problemi devono essere discussi al tavolo negoziale. L'Ue ancora chiede che una soluzione venga trovata con dei negoziati. L'Unione continuerà a sostenere l'Ucraina economicamente e militarmente. Nello stesso tempo continueremo con le sanzioni, per ostacolare la capacità della macchina da guerra russa di continuare ad infliggere distruzione e morte in Ucraina".

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ue sposa la 'linea' Draghi: "Più armi per l'Ucraina non vuole dire più guerra"

Today è in caricamento