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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Difesa

Perché l'Europa può fare poco o nulla se la Russia invade l'Ucraina

Il premier Draghi ha ricordato che l’Europa è senza “missili, navi, cannoni ed eserciti”. E Mosca prepara una vigilia di Natale di fuoco alla frontiera

Di fronte alle provocazioni della Russia al confine con l'Ucraina “qual è il fattore di deterrenza di cui dispone l’Ue? Questa domanda ci deve lasciare pensosi: abbiamo missili, navi, cannoni, eserciti? Al momento no”. L’allarme sull’incapacità europea di contenere la Russia è arrivato da parte del presidente del Consiglio Mario Draghi. Il premier non ha detto altro di quello che già tutti sanno, ovvero che l’Unione europea non è pronta a rispondere militarmente a un’eventuale invasione russa del territorio ucraino. A poche ore dalle parole di Draghi, arrivate nella conferenza stampa di fine anno, la Russia ha ribadito nei fatti quanto spiegato dal capo del governo italiano. 

Il ministero della Difesa russo ha infatti annunciato che condurrà esercitazioni “di scontro a fuoco simulato” nei territori occupati della Crimea e nella regione meridionale russa di Krasnodar. L’esercitazione, ha precisato l’agenzia russa Interfax, coinvolgerà oltre 1.200 paracadutisti russi e altre 250 unità in equipaggiamento militare.

La simulazioni di scontri a fuoco, ha aggiunto l’agenzia Tass, cominceranno oggi in Crimea e proseguiranno domani presso il campo di addestramento Rayevsky, che si affaccia sul Mar Nero. I paracadutisti, ha precisato l'ufficio stampa del ministero della Difesa russo, affineranno le abilità di guerra a breve distanza, nonché le operazioni di ricognizione e attacco da parte di un battaglione composto da mezzi di artiglieria semoventi. Esercitazioni che non fanno altro che aumentare la tensione ai confini con l’Ucraina, la quale ha già ribadito più volte che si difenderà con le armi da ogni attacco nel suo territorio. Ma se le manovre in Est Europa fanno pensare a un conflitto armato che potrebbe iniziare da un momento all’altro, i governi Ue restano freddi di fronte a qualsiasi opzione di coinvolgimento militare.  

“Noi europei abbiamo al massimo qualche fattore di deterrenza di tipo economico”, ha osservato ieri Draghi in un passaggio della conferenza stampa che è passato in sordina rispetto alle dichiarazioni sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica, che invece hanno affollato le prime pagine dei quotidiani italiani. Ma in materia di sanzioni economiche il premier ha fissato un paletto molto chiaro, escludendo che le misure vadano a colpire le copiose importazioni energetiche dalla Russia. “Chiediamoci un momento: se noi vogliamo prendere delle sanzioni che prevedano anche il gas, siamo veramente capaci di farlo? Siamo forti abbastanza? È il momento giusto? Chiaramente la risposta è no”, ha detto Draghi per poi dire la sua sulla strategia da adottare.

“In sostanza l’Ue oggi deve cercare il più possibile di mantenere uno stato di ingaggio con il presidente russo Vladimir Putin. Cercando egli stesso la telefonata con il presidente Usa Joe Biden, Putin sembra voler dire che vuole rimanere in uno stato di colloquio", quindi gli sviluppi "che non portino a decisioni irreversibili sono ancora possibili”, ha auspicato Draghi, facendo intendere che per lui la via diplomatica non è solo la preferita, ma anche l’unica percorribile. “Le relazioni tra l'Ucraina e la Russia sono disciplinate dagli Accordi di Minsk, che non sono stati osservati da nessuna delle due parti. Quindi l'osservanza di questi accordi potrebbe essere un primo passo per sdrammatizzare la situazione”, ha concluso il premier.

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