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Lunedì, 28 Novembre 2022
Il colpo di scena

L’Ue pensa al dietrofront sull’addio alle auto a benzina e diesel nel 2035

L’allarme del commissario Breton: “Il divieto distruggerebbe 600mila posti di lavoro”. Ecco perché la clausola di revisione nel 2026 potrebbe posticipare lo stop ai motori termici

Una scelta che comporta rischi e incognite. A una settimana dall’intesa tra le istituzioni europee sullo stop entro il 2035 alla vendita in Europa dei veicoli a benzina o diesel, il commissario Ue al Mercato interno, Thierry Breton, ha lanciato un allarme sulle conseguenze di questa scelta. "600mila posti di lavoro saranno distrutti", ha avvertito il commissario in un’intervista a Politico nella quale Breton non ha escluso un clamoroso dietrofront sul provvedimento più forte adottato dall’Ue sul contrasto al cambiamento climatico. 

Addio alle auto a benzina e diesel: intesa Ue per il divieto dal 2035

A detta di Breton, l’Europa dovrebbe riconsiderare "senza alcun tabù" la tabella di marcia sull’eliminazione graduale dei motori termici. L’accordo raggiunto prevede un primo obiettivo di riduzione del 55% della CO2 prodotta dalle auto da raggiungere entro il 2030, mentre entro il 2035 è previsto l’azzeramento totale delle emissioni dei veicoli. Ma per spostare sull’auto elettrica tutto il traffico stradale europeo, ha fatto notare Breton, "avremo bisogno di quindici volte più litio entro il 2030, quattro volte più cobalto, quattro volte più grafite, tre volte più nichel". "Quindi avremo un consumo enorme di materie prime e dobbiamo studiare tutto questo”, ha spiegato. E ancora: "Se vogliamo che tutte le auto siano elettriche, avremo bisogno di 150 gigawatt in più di produzione di elettricità all'anno, ciò significa dal 20 al 25% in più di quella che produciamo oggi in Europa". Perciò "dovremo aumentare in modo massiccio la produzione di elettricità" ma scommettendo sulle fonti rinnovabili perché "se la produciamo con carbone o gas non avrebbe senso".

Breton ha inoltre messo in dubbio la convinzione comune che i veicoli elettrici siano a zero impatto ambientale. "Ci sono emissioni aggiuntive molto importanti, come quelle di pneumatici e freni che emettono particelle molto dannose per la salute. Quindi anche dopo il 2035, quando non venderemo più auto con motore a combustione, ci saranno emissioni", ha aggiunto. "I veicoli elettrici sono circa il 40% più pesanti di quelli tradizionali, a causa delle batterie", ha sottolineato il commissario. "Quindi emettono molte più particelle da freni e pneumatici rispetto alle auto a combustione".

Di qui il ripensamento del commissario - tra gli autori della proposta di vietare i veicoli inquinanti entro il 2035 - che si è preso il merito dell'inserimento di una clausola di revisione nel testo finale del provvedimento Ue. Nell’accordo raggiunto una settimana fa dai colegislatori di Parlamento, Consiglio e Commissione è stato aggiunto un ‘tagliando’ legislativo, da fare nel 2026, sull’addio alle auto inquinanti per riconsiderare gli obiettivi di riduzione delle emissioni tenendo conto degli sviluppi tecnologici, anche per quanto riguarda le tecnologie ibride plug-in. La revisione della tabella di marcia verso lo stop ai motori termici includerà anche una valutazione sul gap tra i posti di lavoro persi e quelli creati nel settore dell’auto, dalla produzione alla manutenzione. Per il commissario Breton, questa sarà l’occasione per posticipare il ritiro delle macchine tradizionali dalle concessionarie europee. "Sono felice che i colegislatori abbiano seguito il mio suggerimento e abbiano deciso di inserire una clausola di revisione per il 2026", ha detto Breton sostenendo apertamente il rinvio dello stop ai motori termici in Europa.

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