Migranti morti in mare, Ue e Italia denunciate alla Corte penale internazionale

La Missione Triton nel mirino di un gruppo internazionale di avvocati. Unione e Stati di primo approdo potrebbero subire un processo. L'accusa è di aver commesso crimini contro l’umanità

L’Ue potrebbe presto finire alla sbarra per la presunta gestione in malafede dei flussi migratori, assieme a Italia, Germania e Francia. È infatti sotto esame della Corte penale internazionale una denuncia contro le istituzioni nazionali e comunitarie per crimini contro l’umanità ai danni delle 12mila persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee e dei tanti migranti rinchiusi nei campi di sicurezza delle autorità libiche. All’esame dei giudici de L’Aia c’è il passaggio dalla missione Mare Nostrum a Triton. Quest’ultima missione, secondo l’accusa, sarebbe stata pensata e realizzata ai fini della deterrenza.

L'accusa

Il faldone di 245 pagine accusa Bruxelles e gli Stati di aver preferito “sacrificare la vita dei migranti in difficoltà in mare, con l'unico obiettivo di dissuadere gli altri in situazioni simili dalla ricerca di un rifugio sicuro in Europa”. Si accusano funzionari e politici di aver consapevolmente creato la “via di migrazione più letale del mondo”, causando migliaia di morti. 

Autori principali della denuncia sono gli avvocati Juan Branco, che in passato ha lavorato alla Corte de L’Aia e al ministero degli esteri francese, e Omer Shatz, avvocato israeliano e docente all’Università Sciences Po di Parigi.

L’accusa di crimini contro l’umanità ruota attorno alcuni documenti interni di Frontex, l'organizzazione dell'Ue incaricata di proteggere i confini esterni dell'Unione, che, secondo gli avvocati, avvertì che il passaggio dalla politica di salvataggio italiana Mare Nostrum al nuovo metodo di gestione avrebbe portato ad un “più alto numero di vittime”.

Nella denuncia si sottolinea che: “Per arginare a tutti i costi i flussi migratori dalla Libia (…) al posto di operazioni di salvataggio e sbarco sicure, come prescrive la legge, l'Ue sta orchestrando una politica di trasferimento forzato nei campi di concentramento, come le strutture di detenzione (in Libia) dove vengono commessi crimini atroci”.

La replica della Commissione

La politica Triton, prosegue l’impianto accusatorio, ha introdotto “l'attacco più letale e organizzato contro la popolazione civile su cui la Corte penale internazionale ha giurisdizione”. Gli avvocati accusano i funzionari dell'Unione europea e degli Stati membri di aver avuto “conoscenza precoce e piena consapevolezza delle conseguenze letali della loro condotta”. Non si individuano singoli politici o funzionari per responsabilità specifiche, ma vengono citati i cablo diplomatici e i commenti dei leader nazionali, tra cui Angela Merkel e Emmanuel Macron. 

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“Il bilancio dell'Unione europea nel salvare vite nel mediterraneo parla da solo”, risponde alle accuse la portavoce della Commissione, Natasha Bertaud. “Salvare vite umane è la priorità”, precisa la funzionaria che poi rimarca la linea della Commissione: “Non abbiamo commenti su procedure non ancora avviate”.
 

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