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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Monete digitali

"Le criptovalute sono sicure e più etiche, l'Ue guidi la rivoluzione"

Intervista a Francesca Salierno, direttrice del Digital currencies governance group: "Giusto regolamentare settore, ma sfatare i falsi miti"

Quello delle criptovalute è un mondo che dovremo imparare a conoscere tutti. Non solo per capire i riferimenti dei notiziari, ma perché potrebbe diventare il nostro futuro prima di quanto pensiamo. Per capirne qualcosa di più, abbiamo intervistato la dottoressa Francesca Salierno, direttrice esecutiva del Digital currencies governance group (Dcgg), lobby con sede a Bruxelles.

Francesca,di cosa vi occupate al Dcgg?
Siamo un governance group che si occupa principalmente di sensibilizzare le istituzioni europee e gli organi governativi internazionali e nazionali. Il nostro ruolo è quello di traduttori fra il mondo politico e il mondo cripto e viceversa, dato che sono ambienti completamente diversi che si stanno incontrando ora per la prima volta.

Cosa sono le criptovalute?
Nel mondo delle criptovalute ci sono tante coin, o monete virtuali, che offrono dei servizi completamente diversi e hanno natura diversa. Alcune sono centralizzate, altre sono decentrate. Alcune hanno un’alta volatilità (come i Bitcoin), altre sono stabili e quindi sono chiamate stablecoin. Queste mantengono un valore costante e la volatilità è minima. Ovviamente un’ipotesi di volatilità c’è sempre, come per le monete tradizionali, ma solo in principio: nei fatti, praticamente non ce n’è.

E come fanno a rimanere stabili?
È semplice: sotto ogni stablecoin virtuale c’è un asset tangibile che si trova da qualche parte ed è fisicamente qualcosa. Può essere una fiat, che in finanza indica una “moneta tradizionale”. Ad esempio, un tether (Usdt), uno tra i più famosi stablecoin, è supportato da un dollaro. Quindi sei sicuro che quando compri un Usdt da un emettitore, hai da qualche parte un dollaro. Questi si chiamano e-money tokens (Emts). C’è poi un’altra categoria, che si chiama asset reference token, per cui ogni token è supportato da un paniere di più beni: oro, valute, ecc.

Perché questa garanzia?
Perché se domani tu vuoi redimere i tuoi token, cioè andare da chi li ha emessi per riavere i tuoi soldi indietro, con questo paniere o questa fiat è sempre possibile ripagarti. Al contrario, con altre coin più volatili come Bitcoin non c’è la stessa possibilità. Lì, è una questione completamente diversa perché tu non sai a cosa corrisponde la tua coin o il tuo token, e non hai la garanzia che possa sempre valere qualcosa. Anzi, in effetti è possibile che tu ci possa perdere un sacco di soldi in poco tempo.

E cosa se ne fa uno delle cripto?
In teoria, uno può utilizzarli come metodo di pagamento. Però la maggior parte del business model delle cripto che conosco, ad esempio le stablecoin, non ha a che fare con l’acquisto di prodotti ma piuttosto con lo storage, cioè il deposito (ad esempio conservare i risparmi), oppure trading o investimenti, oppure c’è la possibilità di eseguire transazioni transfrontaliere.

Qual è lo stato dell’arte delle criptovalute?
La situazione va vista da un punto di vista ampio. Oltre alla singola criptovaluta ci sono le aziende che offrono criptovalute, che si chiamano exchange e possono essere centralizzati o decentrati. C’è un vero e proprio ecosistema che ruota intorno all’offerta delle cripto. Queste sono utilizzate tantissimo in Europa, al contrario di quanto si possa pensare. Ora l’Ue ha deciso di entrare in gioco e intende regolare questo spazio. Fino ad ora avevamo visto solo posizioni altalenanti da parte della Cina e degli Stati Uniti, quindi si tratta sicuramente di uno sviluppo ben accetto.

Qual è la situazione normativa?
C’è questo Regolamento che si chiama MiCA (dal nome del testo proposto dalla Commissione oltre un anno fa: Markets in Crypto-Assets, ndr), e dovrebbe essere votato al Parlamento Europeo intorno a gennaio 2022. Tra le altre cose, questa legge impone fondamentalmente ai provider e gli emettitori di cripto-asset di avere una licenza per operare in Europa. Ovviamente non c’è solo la normativa MiCA, ce ne sono anche altre (il regolamento MiCA si applica solo ai cripto-asset non coperti da altre regole Ue, ndr). Insomma stiamo vedendo che l’Ue cerca di mettere un po’ d’ordine in questo mondo variegato. Con questo Regolamento, che avrà efficacia diretta nei Ventisette, ci sarà una regolamentazione specifica su tutti i player del settore cripto: non solo se sono in Europa ma anche se sono fuori dall’Europa ma offrono servizi agli europei. È una rivoluzione che ha bisogno di gruppi come il nostro che si occupano di spiegare la verità sulle cripto e a volte anche sfatare i miti e i pregiudizi.

Cosa puoi dirci sulla Bce? Pare che stia progettando l'euro digitale.
Il discorso sulla Bce riguarda le stablecoin. La Bce ha deciso che ci sarà per la prima volta un euro-stablecoin: noi siamo felici di questa notizia ma anche molto curiosi di vedere come un ente pubblico utilizzerà uno strumento finanziario inventato sulla blockchain da privati. Noi speriamo che la Bce sia sveglia abbastanza da apprezzare le varie funzionalità di quest’oggetto, ben al di là dei semplici pagamenti. Se questa stablecoin sarà identica a com’è l’euro oggi (ma in versione digitale), senza interoperabilità con altre stablecoin, non penso che avrà molto mercato. Se invece sarà orientata verso l’innovazione, sarà un grande successo e verrà adottata probabilmente in molte parti del mondo.

Hai nominato la blockchain, un termine ricorrente quando si parla di criptovalute. Di cosa si tratta?
La cosa più importante della blockchain è la registrazione delle transazioni: tutte le transazioni fatte rimangono per sempre su un archivio inviolabile su internet, chiamato appunto blockchain. E sono immutabili, non è possibile modificarle. C’è dunque un livello di trasparenza nella blockchain che è di gran lunga superiore a qualsiasi meccanismo o sistema finanziario: tutto è lì, pubblico, accessibile. Un’altra cosa innovativa è la mentalità dietro questa tecnologia, e dietro le criptovalute: l’ethos dell’accessibilità delle finanze per tutti. Vediamo infatti che Pei paesi meno sviluppati le criptovalute attecchiscono perché offrono questa possibilità. Con le banche invece è molto più difficile per una persona meno abbiente riuscire ad aprire un conto. C’è anche la mentalità della trasparenza, dell’immutabilità, ma soprattutto la privacy. Un’altra particolarità della blockchain è che la transazione tra due soggetti avviene direttamente, mentre tradizionalmente le banche e altre istituzioni finanziarie agiscono come intermediari e guadagnano una commissione su ogni operazione, oltre a determinare costi, modalità e tempi della stessa.

Molti temono che senza intermediari sia impossibile garantire che i soggetti che operano transazioni siano ben intenzionati. Come risolve questo problema la blockchain?
Per questo c’è un metodo di verifica chiamato KYC (acronimo per know your customer, “conosci il tuo cliente”, ndr), che sulla blockchain avviene in tempi lampo attraverso immediate tecnologie di controllo. Se superi il KYC, ricevi i soldi direttamente senza bisogno di un intermediario. La privacy resta una questione importantissima. Quando la Bce ha iniziato a pensare a questo euro digitale, si è chiesta come preservare la privacy delle persone che l’utilizzeranno. Come fare un euro-coin che sia rispettoso del Gdpr (il regolamento Ue sulla protezione dei dati, ndr)? Questa è una delle sfide più difficili per il legislatore e noi siamo molto curiosi di vedere come verrà affrontata. Nella blockchain questa questione è già stata risolta: esiste un meccanismo per capire chi sei (se sei cioè una persona legittima, ad esempio non un terrorista) proteggendo nel contempo la tua identità. Si chiama “zero knowledge proof” (ZKP), intorno a cui c’è un grande hype. Fondamentalmente permette a due soggetti di verificare un’informazione tramite un codice, senza rivelare il contenuto dell’informazione stessa: in questo modo, la transazione è anonima e protetta. La ZKP dà l’accesso a questi codici solo alle autorità giudiziarie che stiano eseguendo un’indagine su casi sospetti. Tutto questo nel mondo della finanza tradizionale richiede tempi lunghissimi, anche diversi mesi, mentre con ZKP può essere fatto in pochi minuti.

Se la blockchain è davvero efficace, perché non è così diffusa?
È una domanda validissima. La tecnologia in effetti funziona benissimo e non solo per le criptovalute, può essere utilizzata per qualsiasi cosa. Penso che ora ci sia il primo interesse, da parte di governi, istituzioni e banche centrali verso la blockchain, perché ci si sta accorgendo che è efficace da tutti i punti di vista. È un po’ come con tutte le innovazioni: anche quando è stato creato internet si chiedevano tutti se ne valesse veramente la pena, e ora non vivremmo senza. Ora vediamo che non è più solo il mondo privato che utilizza sempre di più la blockchain, ma anche la finanza pubblica sta iniziando ad avventurarsi in questo mondo. Io credo che nel giro di pochissimi anni tutti impareranno ad utilizzare la blockchain. Le banche tradizionali dimostrano un po’ di resistenza o di indecisione, ma credo sia normale: è pur vero che per cambiare le cose serve sempre un periodo di rodaggio. Comunque queste tecnologie sono estremamente efficaci e saranno sicuramente il futuro: diamoci solo qualche tempo.

Secondo alcune analisi, l’Europa ha registrato un quarto delle transazioni in criptovalute mondiali nell’ultimo anno: l’Ue diventerà il nuovo “crypto hub” globale?
Mi auguro che questo si realizzi, e Dcgg si adopererà affinché l’Europa diventi un “crypto hub”. L’Europa è attualmente al centro, dal punto di vista degli utenti. Ci sono tutti i presupposti per vedere l’Europa come nuovo polo cripto, ma moltissimo dipenderà da come verrà sviluppata la legislazione di cui parlavamo. Ci sono alcuni punti che allo stato attuale ci preoccupano un po’. Consideriamo che non ci sono tantissimi attori internazionali che smaniano di venire in Europa: noi ci auguriamo che la normativa includa qualcosa che possa incentivare le aziende ad avviare le pratiche per ottenere queste licenze. La proposta MiCA contiene dei punti che favoriscono l’innovazione ma anche altri che potrebbero scoraggiare alcuni attori. Ad esempio: anche se un’azienda si sottopone a tutti i controlli del caso, esiste sempre la possibilità che la Bce decida che l’azienda costituisce una “minaccia alla stabilità monetaria”, ma la stabilità monetaria è una definizione molto vaga e le opinioni della Bce sono vincolanti. Dunque fintantoché c’è incertezza normativa sarà impossibile avere un “crypto hub” in Europa. Un’altra proposta penalizzante supportata da alcuni Stati membri è il divieto delle redemption fees, ossia l’impossibilità per gli operatori nel settore cripto di applicare una commissione ai propri clienti per il ritiro di tali monete, una pratica alla base della finanza tradizionale. L’Ue non è il centro del mondo e ci sono altri posti in cui le aziende possono operare. Se il legislatore europeo non sarà sufficientemente aperto, avremo perso un’opportunità veramente grande, perché il mondo cripto continuerà a crescere enormemente, ma fuori dall’Europa.

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