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Lunedì, 8 Agosto 2022
Energia / Ucraina

L’Ue contro Berlino: “Nord Stream 2? Niente ok finché la Russia minaccia l’Ucraina”

La Germania ci teneva a separare i destini del gasdotto da quelli del conflitto nell’Est Europa. Ma Borrell non ci sta: “Ovvio che dipende tutto dalla situazione militare"

Fallisce il tentativo della Germania di tenere separato il destino del gasdotto Nord Stream 2 dalle sorti del conflitto tra la Russia e l'Ucraina. Il governo di Berlino aveva chiesto di “non trascinare” la controversa condotta sottomarina che unisce Russia e Germania nelle trattative per scongiurare la guerra che rischia di scatenarsi tra Mosca e Kiev. A smentire l’esecutivo tedesco è stato Josep Borrell, il numero uno della diplomazia Ue, il quale ha garantito che l’entrata in funzione o meno della grande opera “dipenderà anche dallo sviluppo degli eventi in Ucraina che riguardano la Russia”.

Una doccia gelata per Berlino, che voleva evitare di trattare i due temi allo stesso tavolo. Il Nord Stream 2 è un gasdotto che collega la Russia alla Germania bypassando i Paesi dell’Est Europa, attraverso i quali passano le condotte dalle quali attualmente dipende l’approvvigionamento energetico Ue. Tagliare il gas all’Europa dell’Est, per Mosca, significa dunque danneggiare il prezioso export energetico dal quale dipende circa il 25 per cento del Pil russo. Col Nord Stream 2 cambierebbe tutto, ovviamente a danno dei Paesi dell’Est Europa, ma anche a vantaggio di Russia e Germania, le cui relazioni economiche non sarebbero più soggette alle tensioni geopolitiche dell’ex impero sovietico.

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L’ultimo appello della Germania a tenere separato il tema delle truppe russe ammassate al confine con l’Ucraina dall’entrata in funzione del gasdotto era arrivato dalla ministra della Difesa Christine Lambrecht, che in un’intervista aveva ribadito la posizione tedesca. “Non dovremmo trascinare il Nord Stream 2 in questo conflitto”, bensì “dobbiamo risolvere nei colloqui” la questione russo-ucraina, aveva detto la responsabile delle forze armate tedesche. Evitare la guerra attraverso i negoziati “è l'opportunità che abbiamo al momento e dovremmo usarla piuttosto che tracciare un collegamento a progetti che non hanno alcun legame con questo conflitto”, aveva sottolineato la ministra.

Tuttavia, l’Ue non ha fatto mistero di non condividere la posizione tedesca. La differenza di vedute è emersa nella conferenza stampa al termine della riunione informale del Consiglio Ue Difesa, che si è tenuta tra ieri e oggi a Brest. Dalla città portuale francese è arrivata la seccata replica di Borrell: “Non si può immaginare che da una parte si impongano sanzioni (alla Russia, ndr) e dall'altra si apra l'infrastruttura" perché i due argomenti "sono certamente legati alla situazione militare in Ucraina, è ovvio”. 

“Se tutto si risolve bene e non succede nulla”, ha aggiunto Borrell riferendosi al conflitto in Ucraina, “allora dipenderà dalle sole autorità di controllo decidere sull'autorizzazione al funzionamento dell’infrastruttura”. Quest’ultimo riferiremo dell'Alto rappresentante Ue per la Politica estera riguarda l’iter burocratico per l’entrata in funzione dell’opera. Come ricordato dal numero uno della diplomazia Ue, “l'infrastruttura è ultimata e si attende l'autorizzazione da parte delle autorità di controllo”, ovvero degli enti ai quali spetta l’analisi tecnica dell’opera. Per entrare in funzione, il Nord Stream 2 ha bisogno di un doppio ok: quello di Berlino e quello di Bruxelles. Ma senza il benestare della politica Ue, ha fatto capire Borrell, il gasdotto - costato circa 10 miliardi di euro - non potrà iniziare a pompare gas. 

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