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Lunedì, 15 Aprile 2024
conferenza sul futuro dell'europa

L'Ue pensa di rendere permanente le consultazioni con i cittadini europei

La commissaria Suica vuole dare continuità all’esperienza della Conferenza sul futuro dell’Europa. La vicepresidente Jourova chiede di "approfondire le varie proposte arrivate dai partecipanti"

L'esperienza della Conferenza sul futuro dell’Europa (Cofoe) potrebbe non concludersi con la fine dei suoi panel, ma continuare diventando quasi un organismo permanente. Almeno, è quanto auspica la Commissione Ue, che garantisce di prendere seriamente questo esperimento di partecipazione democratica transnazionale. A gennario si sono riuniti all’Eurocamera di Strasburgo gli 80 delegati dei cittadini e i rappresentanti politici (nazionali ed europei) per discutere le proposte avanzate da due panel: quello su democrazia, valori, Stato di diritto e sicurezza (che ha elaborato 39 raccomandazioni) e quello su ambiente, cambiamento climatico e salute (51 proposte).

“Cosa ne farete delle nostre proposte?”: è questa la domanda posta con più insistenza dai delegati dei cittadini, ha spiegato a Europa Today Věra Jourová, commissaria ai Valori e alla trasparenza, secondo cui quello che interessa ai partecipanti “non è tanto il processo in sé, quanto il risultato, le persone vorranno vedere i risultati”, e per Bruxelles “questo è (un impegno) estremamente serio”.

Per Jourová i cittadini chiedono alla politica europea di essere "più aperta e comprensibile”, ma per lei c’è un problema anche di comunicazione dell’Ue che non riesce a farsi percepire come vicina alle persone. “Credo che le istituzioni dovrebbero aprirsi, cambiare la loro comunicazione, accettare una partecipazione più forte e iniziative diverse”, ha sostenuto arrivando anche a dire che, se i cittadini dovessero chiedere la revisione dei trattati, “saremo obbligati ad approfondire queste proposte”.

Anche per Dubravka Šuica, commissaria alla Democrazia e alla demografia, “siamo obbligati a includere le raccomandazioni dei cittadini nelle nostre politiche future, che sia una modifica della legislazione o che sia, se lo richiedono, una modifica dei trattati”. Certo, c’è già un ampio spazio di manovra lasciando i trattati come sono, ma “la Commissione supporterà qualunque cosa i cittadini approveranno, questa è la nostra posizione”.

Šuica ha sottolineato che “non possiamo permetterci di deludere i cittadini” nella fase finale della Conferenza, in cui verrà redatto un documento conclusivo che conterrà le raccomandazioni approvate dalla plenaria (quindi dai cittadini, i politici e i rappresentanti della società civile), che le istituzioni Ue dovrebbero impegnarsi ad implementare (nonostante le modalità di redazione, approvazione e implementazione delle conclusioni siano ancora fumose).

Per Bruxelles è necessario il mantenimento di una consultazione con i cittadini anche alla fine della Cofoe che è iniziata lo scorso maggio e dovrebbe terminare lo stesso mese di ques'anno. “Qualche struttura permanente dovrebbe uscire da questa Conferenza, che sia la piattaforma digitale multilingue come uno strumento permanente, che siano assemblee dei cittadini da tenersi a cadenza annuale o biennale”, ha detto la commissaria, rassicurando in qualche modo coloro che chiedono di rendere queste consultazioni una pratica permanente nella democrazia europea.

Anche Maroš Šefčovič, commissario alle Relazioni interistituzionali, si è detto “convinto che le istituzioni Ue daranno un seguito adeguato” alle raccomandazioni dei cittadini. Tuttavia, ha voluto specificare che “c’è già molto che possiamo fare all’interno della cornice dei trattati attuali”, senza nascondere un certo scetticismo sulla fattibilità di una revisione dei trattati. “Sarà molto difficile da ottenere nello spazio di 2 anni”, ha ammesso, invitando i cittadini “a focalizzarsi sulle cose pratiche, poiché abbiamo visto tutti cosa è stato fatto durante la pandemia” (riferendosi soprattutto all’acquisto congiunto di vaccini e materiale medico) senza avventurarsi in riforme strutturali dell’Ue.

Non la pensa allo stesso modo Brando Benifei, eurodeputato del Pd, che ha dichiarato battaglia tanto al Consiglio dell’Ue (che rappresenta i governi nazionali) quanto alla Commissione, colpevoli a suo dire di non fare abbastanza per garantire ai cittadini il supporto che chiedono. “Mi batterò perché questa Conferenza sfoci in una convenzione sulla riforma dei trattati, per dare risposte vere ai cittadini, che ci chiedono un’Europa più forte, più unita, più efficace, che coi trattati vigenti non è possibile”.

“Abbiamo bisogno – ha aggiunto – di dare fin d’ora una prospettiva alla Conferenza”, senza aspettare l’ultimo momento per improvvisare una soluzione che, sostiene, dev’essere strutturale. Benifei è critico inoltre verso il metodo consensuale che la plenaria dovrebbe seguire per approvare la relazione finale: secondo lui, questo diluirà la portata riformatrice delle proposte dei cittadini, mentre offrirà a ciascuna delle quattro componenti politiche della plenaria (Consiglio, Europarlamento, Commissione e parlamenti nazionali) la possibilità di bloccare tutto con un veto.

Per evitare che ciò accada, si è suggerita una “validazione” del documento conclusivo da parte dei delegati dei panel: come questa dovrebbe funzionare, tuttavia, non è ancora chiaro a poco più di 3 mesi dalla fine prevista dei lavori.

Quanto alla durata della Conferenza Šefčovič e Šuica concordano sulla necessità che termini entro la primavera (la data ipotizzata è il 9 maggio prossimo, festa dell’Europa, un anno esatto dopo l’inaugurazione), così da poter avere un arco di tempo sufficiente per implementare le raccomandazioni prima che scada il mandato della Commissione von der Leyen, nella seconda metà del 2024.

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