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Photo By John Lucia (commons.wikimedia.org)

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Come l'Ue vuole combattere il razzismo

La Commissione riconosce un problema 'strutturale' nella società europea e mette sul tavolo un piano di contrasto alla violenza da parte delle forze dell'ordine e alla discriminazione sul posto di lavoro. E ogni anno una città Ue sarà capitale dell'antirazzismo

“Costruire un'Unione veramente anti-razzista, che passi dalla condanna all’azione”. Con queste parole la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha annunciato l’adozione del nuovo piano d’azione Ue contro il razzismo. Il documento detta importanti linee guida per i prossimi cinque anni, che vanno dalla severa applicazione delle regole vigenti in tutti gli Stati Ue ai nuovi corsi di formazione per prevenire atteggiamenti discriminatori da parte delle forze dell’ordine, passando per l’attenzione ai sistemi di Intelligenza Artificiale per affrontare il rischio di 'bias' e discriminazione. Ma la Commissione intende affrontare anzitutto la mancanza di diversità etnica all’interno del proprio staff, con la creazione di nuove norme di reclutamento “per migliorare la rappresentatività” tra i funzionari Ue. 

Tra le altre misure annunciate c’è anche un piano per la sensibilizzazione e la lotta agli stereotipi razziali ed etnici attraverso i media, l'istruzione, la cultura e lo sport e una migliore raccolta di dati disaggregati per origine razziale o etnica. Inoltre la Commissione designerà ogni anno una o più capitali europee dell'inclusione e della diversità e organizzerà un vertice contro il razzismo nella primavera del 2021.

“Nelle società democratiche non vi è spazio per la discriminazione razziale e il razzismo di alcun tipo”, sostiene Helena Dalli, commissaria all’Uguaglianza. “Dobbiamo tutti impegnarci perché le nostre società siano antirazziste”, aggiunge in conferenza stampa. Secondo i dati presentati dall’esecutivo Ue, il 45% dei cittadini europei discendenti da famiglie del Nord Africa ha subito discriminazioni di vario tipo. La percentuale scende al 41% e al 39% rispettivamente per le persone di origine rom o dell’Africa sub-sahariana. Il 29% degli intervistati si è sentito più discriminato sul posto di lavoro, il 12% in ambiente scolastico e universitario.

“Con questo piano d’azione - sostiene la Dalli - riconosciamo che il razzismo non è solo perpetrato da singoli individui, ma che è anche un fenomeno strutturale”. “Dobbiamo pertanto contrastarlo a tutti i livelli di governance per invertire la tendenza”, conclude la commissaria europea.

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