Domenica, 25 Luglio 2021
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L'Ue chiede la liberazione immediata dei 53 arrestati a Hong Kong, ma l’accordo con la Cina non si discute

Bruxelles si schiera contro la carcerazione degli attivisti anti-Pechino. Durante la pausa natalizia firmato il testo sugli investimenti, ma la Commissione garantisce di continuare a impegnarsi per i diritti umani

La polizia cinese arresta un manifestante durante una protesta contro il rinvio delle elezioni legislative di Hong Kong. Foto del 06 September 2020. Ansa/EPA by JEROME FAVRE

Almeno mille agenti di polizia cinesi hanno preso parte all’arresto dei 53 attivisti di Hong Kong, colpevoli, secondo le autorità di Pechino, di voler “rovesciare” il Governo della città. I detenuti sono finiti in carcere per aver contribuito a organizzare le primarie dello scorso luglio in vista delle elezioni di Hong Kong. La consultazione elettorale nella regione speciale cinese ex-colonia britannica si sarebbe dovuta tenere nel settembre 2020, ma è stata posticipata al prossimo 5 settembre, ufficialmente a causa del Covid-19. Una decisione che scatenò le proteste dell'opposizione convinta che ci fossero occulte motivazioni politiche dietro il rinvio delle elezioni. Il pugno di ferro delle autorità cinesi, durante l’estate scorsa come questa mattina, è giuridicamente giustificato dalla controversa legge sulla sicurezza nazionale approvata lo scorso anno con l’obiettivo di reprimere il dissenso nel territorio semi-autonomo. Come nota la Bbc, dalla promulgazione della legge a oggi non erano mai state arrestate così tante persone in una singola operazione.

La reazione di Bruxelles

“Il pluralismo politico non è più tollerato a Hong Kong”, è il commento laconico di Peter Stano, portavoce della Commissione europea e dell’Alto rappresentante alla politica estera Josep Borrell. Nel corso del briefing quotidiano con la stampa, Stano ha affermato che l’Ue “chiede la liberazione immediata” degli attivisti arrestati. Ma a diverse ore dagli arresti manca ancora una presa di posizione ufficiale da parte dell’Alto rappresentate Borrell e non è chiaro a quale autorità l’Ue abbia rivolto il proprio appello.

Gli Usa attaccano la repressione cinese

Pechino dal canto suo difende gli arresti, con la diplomatica Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri, che ha affermato la necessità del blitz della polizia in 72 punti sparsi per tutta la metropoli al fine di fermare “le forze esterne e gli individui coinvolti nel minare la stabilità e la sicurezza della Cina”. Tra gli stranieri a cui fa riferimento Chunying c’è senza dubbio anche John Clancey, cittadino statunitense che vive ad Hong Kong dove svolge l’incarico di tesoriere di Power for Democracy, organizzazione protagonista nelle primarie indipendenti tenute dagli attivisti. La reazione Usa non si è fatta attendere, con Antony Blinken, scelto dal presidente eletto Joe Biden come prossimo Segretario di Stato americano, che ha denunciato “l'assalto a coloro che difendono coraggiosamente i diritti universali”. “L'amministrazione Biden-Harris starà con il popolo di Hong Kong e contro il giro di vite di Pechino sulla democrazia”, assicura il prossimo responsabile della politica estera americana. 

L'accordo Ue-Cina sugli investimenti

Più ambigua da questo punto di vista rischia di essere la posizione di Bruxelles, che con Pechino ha stretto un accordo sugli investimenti negli ultimi giorni dello scorso anno. I negoziati che andavano avanti da mesi si sono conclusi proprio durante la pausa natalizia e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è finita nel mirino della stampa per aver saltato a piè pari ogni confronto con i giornalisti sul testo siglato. “L'accordo sugli investimenti non è di per sé l'unico strumento” che disciplina “le complesse relazioni con il Paese”, ha rassicurato oggi il portavoce di von der Leyen, Eric Mamer. Quello firmato è solo “un accordo di settore sugli investimenti” per garantire “un giusto accesso al mercato cinese” alle imprese europee. L’Ue ha “diverse linee di contatto aperte con la Cina sulla democrazia e il rispetto delle libertà civili”, garantisce il portavoce che esclude un disinteresse europeo nella lotta per i diritti in Cina per via delle sempre più intense relazioni economiche tra i due giganti dell’export.

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