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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Mediterraneo

L'Onu accusa l'Ue: tace sul “paesaggio infernale” dei lager libici per i migranti rimpatriati

Nel 2021 si è raggiunta la cifra record di 32.425 persone riportate e detenute in Libia dopo aver tentato di raggiungere l’Europa

L’Ue e i suoi governi nazionali continuano a distogliere lo sguardo dal “paesaggio infernale” delle condizioni dei migranti rimpatriati in Libia. L’accusa arriva direttamente dagli osservatori internazionali testimoni delle uccisioni, delle torture e degli stupri che si verificano nei centri di detenzione statali del Paese del Nord Africa. 

Le accuse di condiscendenza dell’Unione europea nei confronti delle forze libiche sono arrivate da Federico Soda, responsabile per la Libia dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’agenzia delle Nazioni Unite che monitora il fenomeno migratorio e offre assistenza ai governi coinvolti. “La maggior parte degli Stati membri tace su questi problemi in Libia”, ha detto Soda in una conferenza stampa a Bruxelles. “Su una serie di questioni nel Paese noi” osservatori internazionali “siamo l'unica voce”, ha aggiunto. 

“Questo è problematico. Ciò che mi preoccupa è una specie di acquiescenza”, ha precisato il responsabile dell'Oim interpretando così l’atteggiamento europeo: “Non è un problema sulla nostra sponda, quindi teniamolo lì”.

Secondo un recente rapporto Oim, nel 2021 si è raggiunta la cifra record di 32.425 persone rimpatriate in Libia dopo aver tentato di raggiungere l’Europa. I migranti intercettati sul territorio libico o soccorsi nel Mediterraneo vengono poi rinchiusi in centri di detenzione descritti come veri e propri lager. 

L’Ue non solo viene accusata di non fare nulla per i diritti umani in Libia, ma anche di erogare finanziamenti alla guardia costiera libica per effettuare operazioni che dovrebbero limitarsi alla ricerca e al soccorso in mare. Ma Amnesty International accusa i libici di condotte sconsiderate, come il danneggiamento o il capovolgimento delle imbarcazioni pur di bloccare i migranti che cercano di lasciare le acque territoriali della Libia. 

Parlando con i giornalisti, il responsabile Oim per la Libia ha preferito non fare nomi di leader politici o singole autorità dell’Ue accusate di inerzia di fronte alle palesi violazioni dei diritti umani. “Penso che l'intera comunità abbia una responsabilità”, ha detto Soda, “perché quando le società diventano polarizzate come lo siamo stati noi sulle questioni migratorie, penso che tutti dobbiamo guardarci allo specchio e forse metterci nei panni e nelle condizioni dalle quali provengono queste persone”.

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