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Sabato, 13 Aprile 2024
Il caso

L'Europa a corto di munizioni pensa agli acquisti congiunti per riempire le scorte

Mosca ne produce a pieno ritmo mentre l'industria Ue va a rilento e c'è anche un problema di approvvigionamento di materie prime

L'Europa è a corto di munizioni: l'industria bellica dei Paesi Ue non riesce a rimpinguare le scorte nazionali, rimaste a secco a causa dell'invio di proiettili e missili in Ucraina. E così, sulla scorta di quanto fatto durante la pandemia con i vaccini, si affaccia l'ipotesi di creare una centrale d'acquisto unica per le munizioni. Anche se, avvertono gli esperti, questa soluzione potrebbe alleviare il problema, ma non risolverlo del tutto.

A quasi un anno dall'inizio del conflitto, il "consumo" di munizioni da parte dell'esercito di Kiev è sempre più alto: il Financial times ha calcolato che in media l'Ucraina sta sparando 5mila colpi di artiglieria al giorno, con picchi di 9mila. Ecco perché una delle richieste del presidente Volodymyr Zelensky nel suo viaggio a Bruxelles della scorsa settimana riguardava proprio il mantenimento delle forniture. Secondo Euractiv, la richiesta maggiore proveniente dal fronte ucraino riguarda i proiettili da 155 millimetri utilizzati negli obici, i missili Himars, e soprattutto i colpi d’artiglieria per la contraerea, munizioni decisive per il proseguo della battaglia.

Per capire l'urgenza della richiesta di Kiev bisogna guardare anche a Mosca. “La Russia è entrata in un'economia di guerra, con le fabbriche in funzione ventiquattr'ore su ventiquattro - ha spiegato la premier estone Kaja Kallas - In Europa non abbiamo ancora preso questo ritmo. Tuttavia, la Russia invia una media di 20.000 pezzi di artiglieria al giorno contro le forze ucraine. Questo è l'equivalente della produzione mensile europea". Proprio Kallas, a margine del vertice Ue della scorsa settimana, ha lanciato l'idea di ricorrere a un meccanismo di acquisto congiunto per velocizzare la produzione e l'acquisti di munizioni.

Un fondo comune già ci sarebbe: in autunno, la Commissione europea ha lanciato la proposta di utilizzare 500 milioni di euro del suo bilancio in tal senso, ma i tempi burocratici per trasformare la proposta in realtà si stanno dimostrando lunghi. Ecco perché a Bruxelles si fa strada l'idea di utilizzare l'European peace facility, un fondo da 3,6 miliardi che ha permesso finora di rimborsare parzialmente gli Stati che trasferiscono armi all'Ucraina o di finanziare la missione di addestramento di circa 30.000 soldati ucraini. 

Ma la questione dei finanziamenti non è l'unico elemento di criticità. Alla base dei ritardi nella produzione di munizioni c'è anche una carenza strutturale di semi conduttori e alcune materie prime fondamentali per la produzione di esplosivi, tra cui metallo, acido nitrico e bossoli d’artiglieria. Anche la Nato ha un proprio sistema per l'acquisto in comune di armi e munizioni, e proprio in questi giorni i ministri dell'Alleanza si riuniranno per discutere del problema. Secondo il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, è necessario sostenere Kiev anche a costo di non rispettare le linee guida dell’alleanza militare sul quantitativo delle scorte di armi. Dal momento che dall’esito di questo conflitto dipende la sicurezza del continente è d’obbligo aumentare gli stock, ha spiegato Stoltenberg.

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