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Giovedì, 30 Maggio 2024
La guerra sul corpo delle donne / Ucraina

Stupri di guerra, in Ucraina mancano le pillole del giorno dopo per le vittime

Mentre si moltiplicano i casi documentati di violenze sessuali da parte dei soldati russe nel Paese, le organizzazioni umanitarie internazionali stanno cercando di rifornire gli ospedali ucraini di anticoncezionali

Tra le cicatrici che la guerra in Ucraina sta lasciando sulla popolazione civile, c’è il dramma delle donne ucraine che subiscono violenze da parte dei militari russi. Data la crescita nel numero di segnalazioni di stupro delle ultime settimane, diverse organizzazioni umanitarie internazionali hanno avviato la consegna di dispositivi contraccettivi d’emergenza agli ospedali della nazione. Come riporta il Guardian, l’International planned parenthood federation (Ippf) ha inviato circa 2.880 pacchetti di pillole del giorno dopo e contemporaneamente, una rete di volontari in tutta Europa sta raccogliendo donazioni del farmaco per consegnarle alle strutture sanitarie ucraine.

Contraccezione d’emergenza

Julie Taft, dell’Ippf, ha sottolineato che “la tempistica per il trattamento delle vittime di violenza sessuale è davvero essenziale”. “Se una donna viene vista entro cinque giorni da un episodio” di stupro, ha spiegato, “allora il farmaco dovrebbe esserle somministrato automaticamente”. È anche in corso l’invio nel Paese di pillole per l’aborto medico, utilizzabili fino alla 24esima settimana di gravidanza. Joel Mitchell, dell’organizzazione umanitaria Paracrew, ha detto che la richiesta di contraccezione d’emergenza è alta soprattutto nelle strutture ospedaliere degli oblast’ orientali, ad esempio a Kharkiv e a Mariupol. “Non appena abbiamo preso contatto con gli ospedali di quelle regioni – ha spiegato – abbiamo avuto ordini permanenti di quei farmaci”.

L’alt della produzione domestica

La contraccezione d’emergenza era disponibile in maniera diffusa in Ucraina fino a due mesi fa, ma lo scoppio della guerra ha distrutto le catene logistiche e di approvvigionamento, causando peraltro uno spostamento massiccio di pazienti e operatori sanitari proprio nel momento in cui il tasso di aggressioni sessuali aumentava drasticamente soprattutto nelle aree sotto l’occupazione russa. “Molti prodotti farmaceutici erano precedentemente prodotti in Ucraina, ma gran parte di quella produzione si è fermata o si è bloccata nelle principali città perché il trasporto non è sicuro”, ha continuato Taft. Né è garantita la “capacità dei fornitori di servizi sanitari e delle materie prime, in particolare perché stiamo vedendo un sacco di distruzione di strutture sanitarie”.

Difficoltà di approvvigionamento

Ma non mancano le difficoltà nell’approvvigionamento anche dall’estero. Taft ha ricordato come il rigido controllo che diversi Paesi confinanti con l’Ucraina (come Romania, Polonia e Ungheria) esercitano su questo genere di farmaci rende gli sforzi più impegnativi, lunghi e costosi. “In quei Paesi non si possono comprare farmaci di emergenza all’ingrosso”, ha spiegato, “così abbiamo dovuto procurarli da fornitori in Danimarca e nei Paesi Bassi”. E ci sono anche gli insuccessi: come quello di Aleksandra Weder Sawicka, attivista polacca stanziata ad Oslo, che stava coordinando la raccolta di 500 pillole in Norvegia. Ma quando la direzione sanitaria norvegese ne è venuta a conoscenza non ha approvato la donazione informale dei farmaci. Anche una catena nazionale di farmacie si è rifiutata di consegnarle i prodotti che aveva richiesto. Così, mentre lei cerca di raggiungere un’intesa con le autorità norvegesi, la raccolta delle donazioni si è interrotta.

Gli orrori di Bucha

A Bucha, la cittadina a nord di Kiev diventata il simbolo globale delle atrocità commesse dai militari russi, sono stati documentati ufficialmente 25 casi di donne tenute in uno scantinato e sistematicamente violentate dagli occupanti. Ma è verosimile che si tratti solo della punta dell’iceberg. Le autopsie condotte sui cadaveri ritrovati nelle fosse comuni hanno recentemente rivelato che diverse donne sarebbero state stuprate prima di essere giustiziate dalle forze russe.

Un volontario che ha aiutato nell’evacuazione della città ha spiegato al quotidiano britannico che solitamente “le sopravvissute allo stupro inizialmente vogliono raccontare la loro storia, ma poi vanno via e non è fino a mesi dopo che tornano a parlare”. L'uomo ha raccontato di aver visto tre donne uscire nude e sconvolte dalle case e dagli scantinati, una addirittura con le ossa fratturate. “Ci sono molteplici problemi di salute psicologica, emotiva e fisica che la sopravvissuta sta affrontando e l’ansia per una possibile gravidanza è davvero enorme per molte donne”, ha precisato Taft. “Può portare a stress e disturbi post-traumatici, quindi poterla prevenire è fondamentale”, ha detto.

Lo stupro come arma

Purtroppo, non è la prima volta che lo stupro viene sistematicamente impiegato come arma nelle guerre, come un mezzo odioso per rimarcare il dominio sul territorio e sulla popolazione. L’Onu include da tempo gli strumenti di contraccezione d’emergenza nei cosiddetti “kit post-stupro” che distribuisce a donne e ragazze nelle zone di conflitto in tutto il mondo (come nella guerra in Bosnia-Erzegovina negli anni Novanta). Oltre alla contraccezione, i kit contengono in genere anche farmaci per prevenire malattie trasmissibili sessualmente come l’epatite B e l’Hiv. Finora l’Onu ha inviato circa 40mila chili di forniture per la salute riproduttiva in Ucraina e 33 kit per la gestione clinica dello stupro (Cmr, dall’acronimo inglese) e la profilassi post-esposizione (Pep) a 19 ospedali in 10 diversi oblast’.

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