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Mercoledì, 29 Giugno 2022
La storia / Svizzera

Fuggiti dall'Ucraina finiscono a casa di sostenitori di Putin

È il dramma che ha dovuto vivere una famiglia ospitata da alcuni parenti lontani. Sono stati accusati di aver causato tutti i mali della Russia

Sono fuggiti dalle bombe in Ucraina e sono finiti in casa di lontani parenti che però si sono rivelati dei ferventi sostenitori di Vladimir Putin. È il dramma che Diana (nome di fantasia), suo figlio di 11 anni e sua madre hanno dovuto affrontare al loro arrivo a Losanna, in Svizzera. La famiglia, dopo aver lasciato Kharkiv, aveva trovato rifugio in Polonia e da lì dopo aver valutato varie possibilità ha deciso di raggiungere una lontana cugina, anche lei ucraina ma che vive da tempo nella Confederazione e che ha accettato di ospitarli. “Ha chiamato mia madre”, racconta Diana a LeSoir, “noi non li conoscevamo, ma per noi è stata un'opportunità per andare avanti e lasciare la guerra alle nostre spalle”.

Ma al loro arrivo, sono iniziati i problemi, Diana, sua madre e suo figlio si sono trovati davanti a una coppia tutt'altro che accogliente. Essendo il marito russo, era riluttante ad accogliere gli ucraini e tutto era fonte di attrito. “Parlava sempre della guerra seguendo la propaganda di Vladimir Putin. Ci ha detto che era colpa nostra se la Russia doveva intervenire perché lo avevamo infastidito”, spiega la donna. “Ha accusato l'Ucraina di bombardare il proprio territorio e i propri civili”.

Ma le accuse non si sono fermate lì, lavorando nella finanza, l'uomo gli ha anche addossato la colpa delle sanzioni rivolte al suo Paese e che lo hanno colpito duramente. “Vieni da una città bombardata e distrutta, piangi ogni giorno e poi vieni attaccato continuamente per la guerra. È stato molto difficile ", dice Diana, sull'orlo delle lacrime, che ha lasciato in Ucraina suo fratello, a cui è stato vietato di lasciare il Paese.

Man mano anche il resto della famiglia ha iniziato ad attaccarli. “Addirittura nostra cugina è diventata aggressiva. Anche il loro figlio ha iniziato a insultare anche il mio", lamenta Diana. Questo astio, racconta, è arrivato al punto che la famiglia ospitante si è rifiutata di aiutare i tre nelle faccende burocratiche, quando ne avevano più bisogno. Diana, suo figlio e sua madre erano appena arrivati in un Paese di cui non sapevano nulla e di cui non parlavano la lingua, non sapevano dove andare per cambiare i soldi, non sapevano come registrarsi, come ottenere gli aiuti o se avessero il diritto di lavorare.

Ma nonostante questo gli ospitanti, forti delle loro convinzioni si sono rifiutati di aiutarli e hanno ripetuto loro più volte che non fossero i benvenuti in Svizzera. “Il marito ci ha detto che non era un Paese per noi, che non avrebbe avuto niente da offrirci e che per noi sarebbe stato impossibile lavorare”, spiega Diana, e che “invece dovremmo andare in Russia, a Mosca”.

La famiglia è rimasta nella casa per soli sei giorni. Sei giorni di maltrattamenti verbali, ma anche di poco spazio. I letti non erano sufficienti e Diana e Anna erano costrette a dormire a turno sul divano. “Niente era stato preparato, sentivamo di non essere attesi”, si rammarica la giovane. Ma se questo non bastasse, nella settimana in cui sono rimaste nella casa sono state costrette a svolgere tutte le faccende domestiche: dovevano fare le pulizie, cucinare e prendersi cura dei figli dei padroni di casa.

Poi finalmente è arrivata la salvezza grazie a Liliya, una donna ucraina che vive da tempo in Svizzera con la sua famiglia. Diana l’ha trovata tramite degli amici ucraini che la conoscevano. “Quando li ho incontrati” racconta Liliya, “erano in lacrime. Mio marito è svizzero e si chiedeva se chiamare la polizia”. Per fortuna, quest'ultimo è riuscito a trovare loro una nuova sistemazione, a Morges, a pochi chilometri da Losanna.

Diana dice che ora le cose vanno molto meglio “abbiamo il nostro appartamento, con spazio, nel quale possiamo stare per tre mesi", dice la donna. L'orizzonte sembra comunque molto incerto, Kharkiv la città dalla quale provengono è stata colpita da pesanti bombardamenti nelle ultime settimane, la famiglia, almeno per il momento, fatica a immaginare un ritorno.

Essendo nettamente migliorata la sua situazione in Svizzera, immagina già di vivere a Morges ancora per un po'. “Vorremmo restare qui, perché non siamo più soli, ora siamo ben supportati dai nostri vicini”, racconta la giovane. “Ho iniziato le lezioni di francese, mio figlio gioca a calcio con altri bambini e da questa settimana va a scuola. L'insegnante ha organizzato un tea party per festeggiare il suo arrivo. Non è mai stato così felice di andare a lezione”, dice Diana.

La donna, che adesso è aiutata da Liliya nelle procedure amministrative, spera di riuscire a lavorare il prima possibile. Lavorando nel settore sanitario, deve prima far riconoscere il proprio diploma prima di iniziare a lavorare e poter ritrovare finalmente una parvenza di vita normale. Ora che le acque si sono calmate, Diana dice di essere felice di essere arrivata in Svizzera “contrariamente a quanto ci ha detto il marito, gli svizzeri sono molto accoglienti”, osserva Diana. Per lei, i suoi connazionali non devono esitare a chiedere sostegno se hanno un problema, “in Ucraina, non è nella nostra cultura chiedere aiuto. Preferiamo difenderci da soli e trovare le nostre soluzioni. Ma è importante avere supporto in questi tempi”, dice la donna.

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