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Giovedì, 23 Marzo 2023
Rischio escalation

Dopo i carri armati ora l'Ucraina chiede aerei da combattimento

Kiev vorrebbe i caccia Usa F-15 e F-16. Ma ci sono almeno tre ostacoli da superare

Dopo aver ottenuto il via libera alla consegna di un'ottantina di carri armati da Usa e Germania, adesso l'Ucraina punta a ottenere un'altra fornitura militare strategica: moderni aerei da combattimento. Ma la strada che porta a questi mezzi potrebbe essere più complicata di quella che è stata necessaria per avere i tank Abrams e Leopard 2.

La linea rossa

Stavolta, più che Berlino, a sollevare dubbi è Washington: per gli Stati Uniti i 'fighter' rappresentano una linea rossa, almeno per il momento. La strategia dell'Occidente riguarda al rafforzamento degli armamenti ucraini è ormai chiara: serve un passo alla volta. Muoversi troppo velocemente è un triplice rischio. Il primo riguarda i problemi logistici e la preparazione delle forze di Kiev. Per esempio, alti funzionari ucraini hanno messo gli occhi sugli F-15 e gli F-16 di fabbricazione statutinense, ma, scrive Politico, questi aerei "richiedono piste lunghe e di alta qualità, che mancano all'Ucraina" e "gli esperti dicono che sarebbe facile per la Russia individuare qualsiasi tentativo di costruire basi operative e colpirle". 

Ci sono poi i Rafales francesi, ma anche in questo caso da Parigi hanno sollevato dubbi logistici: tali aerei richiederebbero l'invio in Ucraina di personale qualificato dalla Francia per la preparazione dei voli e le manutenzioni. Gli esperti sostengono che queste difficoltà potrebbero essere superate con i caccia statunitensi F-18 e quelle svedesi Gripen, ma la disponibilità di tali aerei sarebbe ridotta, tanto che la Svezia ha già messo le mani avanti.   

Le tensioni interne

Da qui si arriva al secondo problema, ossia il rischio di innescare nuove tensioni tra i Paesi occidentali su chi debba sostenere l'onere dell'invio di aerei, aspetto già emerso con i carri armati. Il caso del Regno Unito è emblematico: Londra è sempre stata in prima linea nell'aumentare (e chiedere agli alleati di aumentare) il sostegno militare a Kiev, ma sugli aerei avrebbe già frenato. Essendo un Paese insulare, per i britannici è meno rischioso fornire carri armati e altre attrezzature militari terresti invece che indebolirsi sul fronte aereo, che insieme alla marina rappresenta il settore più strategico per le sicurezza interna contro eventuali attacchi esterni. 

I timori di un'escalation

Terzo e ultimo problema: la reazione della Russia. "Gli alleati europei dell'Ucraina prevedono un conflitto che potrebbe durare dai tre ai cinque anni, o più, e si teme che l'Occidente sia vicino al limite di ciò che può essere fornito (a Kiev, ndr) senza innescare una risposta estrema da parte di Mosca", scrive Politico. Edcco perché, dopo i carri armati, difficilmente Berlino e Parigi acconsentiranno a muovere un ulteriore passo che possa portare a una rischiosa escalation, anche nucleare. Polonia e Stati baltici spingono sull'acceleratore, come al solito, ma i tempi non sono ancora maturi perché Washington si allinei (come fatto con gli Abrams per sbloccare l'impasse sui tank).

Questo non vuol dire che l'Ucraina non riceverà prima o poi gli aerei occidentali. Il mese prossimo, i ministri della Difesa degli alleati dell'Ucraina dovrebbero tenere un altro vertice presso la base militare statunitense di Ramstein, nel sud-ovest della Germania, e dovrebbero discutere proprio di questo tema. Ma più che sulla consegna, il meeting potrebbe essere incentrato su un altro aspetto: se l'Occidente fornirà aerei, lo farà perché il conflitto è salito ancora di livello. Un livello per il quale potrebbe essere necessario non solo rafforzare il fronte orientale, ma prepararsi a piani di emergenza per la sicurezza interna dell'Europa.

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