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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Il doppio stallo / Ucraina

L'Ucraina rischia di perdere 110 miliardi (e la guerra)

Dai repubblicani Usa a Viktor Orban: gli aiuti promessi da Usa e Ue sono bloccati. E le risorse di Kiev si stanno esaurendo. Sullivan: "Così Putin prevarrà"

Ci sono oltre 110 miliardi di euro in aiuti militari ed economici che l'Ucraina attende da mesi dai suoi principali partner, Usa e Unione europea. Ma che un fronte politico che va dai repubblicani statunitensi al premier ungherese Viktor Orban rischia di far saltare. Mentre i Paesi Ue non trovano la quadra neppure sull'uso dei 17 miliardi di euro congelati alla Russia che potrebbero alleggerire i buchi di bilancio di Kiev.

Lo stallo negli aiuti Usa

In una lettera indirizzata ai leader della Camera e del Senato Usa, la direttrice dell'ufficio di bilancio di Washington, Shalanda Young ha avvertito che i fondi statunitensi stanziati in precedenza per l'Ucraina stanno finendo, e che servono nuove risorse se si vuole sostenere l'esercito di Kiev nella guerra contro la Russia. Il presidente Joe Biden ha presentato nei mesi scorsi un nuovo pacchetto di aiuti di circa 60 miliardi di euro, ma la sua proposta è stata bloccata dai repubblicani, che sono in maggioranza alla Camera e che chiedono che l'eventuale stanziamento sia collegato a una serie di misure contro i migrati alla frontiera messicana, cosa che i democratici rifiutano.

In queste ore, il presidente ucraino Volodymyr Zelenzky avrebbe dovuto inviare un video-appello ai senatori statunitensi per convincerli a dare ancora fondi a Kiev, ma il messaggio è stato annullato. In compenso, ha inviato a Washington una delegazione composta dal ministro della Difesa Rustem Umjerov, dal presidente del Parlamento Ruslan Stefanchuk e dal suo braccio destro Andrei Yermak. Il trio sta incontrando deputati e senatori per sbloccare gli aiuti, ma anche per accelerare la capacità produttiva di armi e munizioni di Kiev. I negoziati non sembrano procedere per il meglio, come dimostra il mancato video-messaggio di Zelensky.

Il blocco di Orban

Allo stallo Usa si aggiunge quello dell'Ue. La Commissione europea ha proposto di destinare a Kiev aiuti economici per 50 miliardi di euro. Ma il pacchetto deve avere l'unanimità di tutti i 27 Stati membri, e il premier ungherese Orban ha opposto il suo veto. La motivazione ufficiale del leader di Budapest è che tali aiuti non faranno altro che prolungare il conflitto con la Russia, anziché spingere Kiev a sedersi al tavolo di pace con Mosca e fermare una guerra che, a suo giudizio, sta creando gravi problemi all'Europa e si risolverà in un fallimento totale per Bruxelles. A questo veto, Orban ne aggiunge un altro: il no all'ingresso dell'Ucraina nell'Ue. L'adesione "non coincide con gli interessi nazionali dell'Ungheria", ha detto. 

Di entrambi i dossier si parlerà al vertice Ue della prossima settimana a Bruxelles. Sia il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, sia il leader francese Emmanuel Macron stanno facendo pressioni su Orban perché non mandi all'aria almeno i finanziamenti per l'Ucraina. La merce di scambio per convincere il premier ungherese potrebbero essere i fondi Ue per Budapest che la Commissione ha bloccato per via dei rischi per lo stato di diritto nel Paese magiaro. Ma diversi funzionari europei temono che neanche questo ramoscello d'ulivo potrebbe smuovere Orban dai suoi veti. L'elezione in Slovacchia del premier Robert Fico e il successo in Olanda del leader di destra Geert Wilders, entrambi sulla stessa linea di Orban sull'Ucraina, non sono buoni segnali per Zelensky.

I fondi congelati di Mosca

Ma non c'è solo Orban ad agitare le acque nell'Ue quando si tratta di sostenere Kiev. Un esempio è quanto sta avvenendo con i fondi congelati alla Russia dai governi europei. Secondo diverse stime, questi ammonterebbero a 300 miliardi di dollari (di cui 180 depositati nelle casse della società belga di servizi finanziari Euroclear). Per la Spagna, che in questo momento detiene la presidenza del Consiglio degli Stati Ue, tale montagna di soldi genererebbe tra i 15 e i 17 miliardi di euro di interessi da qui al 2027. Ecco perché Madrid propone di destinare all'Ucraina almeno gli interessi, senza toccare gli asset, il cui utilizzo potrebbe sollevare questioni di legittimità e di instabilità monetaria.

Ma l'idea della Spagna è stata bocciata sul nascere da buona parte dei Paesi membri, e non dovrebbe venire discussa neppure al prossimo summit di Bruxelles. Sullo sfondo, ci sono gli opposti interessi dei governi Ue su come gestire il bilancio aggiuntivo richiesto dalla Commissione (non solo per Kiev, ma anche per l'immigrazione e l'aumento degli interessi sul Pnrr). I frugali (Germania e Olanda) sono contrari a un aumento generalizzato, e chiedono tagli alla politica di coesione e ai fondi per gli agricoltori, cosa che invece Italia, Spagna e Francia non vedono di buon occhio.

Il "no" di Orban all'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea

C'è poi il capitolo Epf, il fondo per la difesa comune dell'Ue che dovrebbe servire da centrale d'appalto per gli invii di armi all'Ucraina. Anche qui, Berlino ha sollevato una serie di perplessità, ventilando la possibilità di ridurre il suo contributo al fondo (che è di gran lunga il più alto tra i 27). La Germania contesta che gli acquisti congiunti spesso vadano a imprese extra-Ue. Ma diversi esperti hanno sottolineato che senza il contributo di produttori esterni, l'industria della difesa europea non è in grado di fornire l'assistenza militare nei tempi e nelle modalità necessarie a Kiev. 

Le divisioni in Usa, come quelle nell'Ue, non sono un buon segnale per Zelensky. Senza gli aiuti promessi dai suoi partner, la guerra rischia di prendere una brutta piega e "Putin prevarrà", ha detto lunedì il consigliere per la sicurezza nazionale di Washington, Jake Sullivan.

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