Turismo, Italia e Spagna aprono i confini per fermare i corridoi. Critiche da Parigi e Bruxelles

I governi francese e belga criticano Roma e Madrid per l’ok unilaterale all’ingresso di turisti senza obbligo di quarantena. Anche Berlino prende decisioni senza consultarsi con gli altri Stati. Videoconferenza lunedì per evitare il tutti contro tutti

Nel complicato contesto europeo del deconfinamento, è partita la corsa tra Stati Ue ad accaparrarsi il maggior numero possibile di turisti nell’imprevedibile estate 2020. Ma gara tutta interna all’Europa tra chi apre più rapidamente le frontiere registra anche le prime tensioni, che si cercherà di risolvere domani pomeriggio in una videoconferenza. A farsi sentire nelle ultime ore è stato il Governo di Parigi, che se l’è presa dopo la decisione unilaterale di Roma e Madrid di riaprire le porte ai turisti, senza obbligo di quarantena, a partire dal 3 giugno in Italia da inizio luglio in Spagna. L’accusa francese arriva comunque dopo l’accordo stretto dall’Eliseo con il Governo britannico per creare un corridoio turistico tra i due Paesi. 

Il rimprovero dei francesi

Nonostante l’attivismo di Parigi finalizzato a riavviare il turismo in anticipo rispetto ai competitors mediterranei, il ministro degli Interni francese, Christophe Castaner, si è comunque sentito in dovere di mettere in guardia i Paesi dell'Unione europea dall'impostare riaperture diversificate, sottolineando la necessità di “avere una discussione congiunta a livello europeo, in particolare a livello di zona Schengen”. “Non è quello che vediamo oggi”, ha detto Castaner, secondo il quale le decisioni unilaterali adottate da Italia e Spagna non sono state prese nello spirito di solidarietà. La Francia deve ancora annunciare la data di riapertura delle frontiere. Anche il Belgio non ha gradito: "E' troppo presto per riaprire i confini indiscriminatamente", ha detto il ministro degli Esteri Philippe Goffin.

La strategia di Berlino

Quanto alla Germania, ieri il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha confermato l'allentamento dei controlli alle frontiere con Francia, Austria e Svizzera a partire dal prossimo 15 giugno, invitando al contempo i Governi di Polonia e Repubblica Ceca a fare altrettanto per consentire il libero flusso di persone e merci. Nei giorni scorsi l'Ue ha invitato i vari Paesi a riaprire le frontiere interne per consentire ai loro cittadini di ricominciare a viaggiare, pur raccomandando che le frontiere esterne dell'Europa rimangano chiuse per la maggior parte dei viaggi almeno fino a metà giugno per evitare una seconda ondata di contagi della pandemia di coronavirus. Una situazione che apre una fase di competizione interna ad accaparrarsi il numero maggiore di famiglie disposte a viaggiare nonostante i rischi. Il settore vacanziero conta infatti il 10% del Pil Ue, con punte del 20% in alcuni Paesi del Sud. Gli evidenti rischi di danni permanenti al settore, unito alla tentazione degli Stati a vocazione meno turistica di conquistare nuove fette di mercato, rendono difficili i tavoli di coordinamento e solidarietà Ue. 

La riunione per ricucire

Per placare le tensioni e concordare un’uscita ordinata dalla chiusura dei confini, è stata comunque organizzata una riunione per la giornata di domani. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, incontrerà alle 13 gli omologhi di Germania, Austria, Croazia, Cipro, Grecia, Spagna, Portogallo, Slovenia. In un difficile quanto auspicabile tentativo di disinnescare il tutti contro tutti nel superamento dei blocchi ai confini. 


 

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