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Martedì, 7 Dicembre 2021
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Crisi migranti, la Turchia vieta a iracheni, siriani e yemeniti di volare in Bielorussia

La mossa di Ankara per contrastare gli ingressi irregolari nell'Ue favoriti da Lukashenko come risposta alle sanzioni imposte da Bruxelles

Bloccata la vendita di biglietti aerei verso la Bielorussia ai cittadini di Iraq, Siria e Yemen. È la decisione presa dalla Turchia, che si schiera così con l'Unione europea, per provare a fermare il flusso di migranti irregolari che entrano nel blocco attraverso il Paese guidato da Alexander Lukashenko. La Commissione sta facendo pressioni sulle compagnie aeree perché non trasportino passeggeri dal Medioriente a Minsk. Il regime bielorusso, da molti considerato l’ultima dittatura d’Europa, è accusato di utilizzare i migranti come armi, spingendoli sui confini esterni dell’Ue per condurre una “guerra ibrida” contro Bruxelles in risposta alle sanzioni imposte alla nazione dopo le ultime elezioni, considerate truccate dagli Stati europei.

La decisione turca

L’Autorità dell’aviazione civile turca ha confermato il blocco della vendita di biglietti ai cittadini iracheni, siriani e yemeniti per i voli diretti in Bielorussia tramite un tweet, in cui comunica che “a causa del problema degli attraversamenti illegali alla frontiera tra l'Ue e la Bielorussia, è stato deciso che i cittadini iracheni, siriani e yemeniti che vogliono viaggiare dagli aeroporti turchi alla Bielorussia non potranno comprare biglietti né imbarcarsi, fino a nuovo ordine”. Come spiega il Guardian anche la compagnia aerea di bandiera di Minks, Belavia, si conformerà alla misura presa unilateralmente da Ankara.

Traffico di migranti

È emerso recentemente un ampio schema tramite cui numerose agenzie di viaggio, in collaborazione con diversi governi, gestiscono il trasferimento di migliaia di migranti da alcune zone “calde” (come Afghanistan, Iran, Iraq, Siria) verso la Bielorussia, spesso passando per la Turchia. In sintesi, ai migranti vengono offerti dei “pacchetti” che includono volo, visto e trasporto terrestre dopo lo sbarco, al prezzo di 12-15mila euro, destinazione Minsk. Nella capitale vengono riforniti del materiale per affrontare la traversata, per poi essere scortati dai militari verso i confini orientali dell’Ue, quelli di Polonia, Lituania e Lettonia. Il fenomeno ha avuto inizio la scorsa primavera ed ha continuato ad intensificarsi nel corso dei mesi, ed ora migliaia di persone sono ammassate in condizioni precarie lungo il confine, con le temperature che si fanno sempre più rigide e nessuna assistenza umanitaria.

La pressione di Bruxelles 

Lungo questi confini la pressione migratoria è sempre maggiore, tanto che diversi Stati membri stanno chiedendo la costruzione di muri finanziati con i fondi europei, ottenendo l’appoggio del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Dal canto suo, la Commissione sostiene che non si tratti di una semplice crisi migratoria ma piuttosto di un gesto di guerra ibrida da parte di Lukashenko. Per questo, nel tentativo di contrastare il problema alla radice, sta mettendo pressione sulle compagnie aeree che operano in Bielorussia per non accogliere sui propri voli i migranti provenienti dal Medio Oriente. Non solo il network di Turkish Airlines sarà interdetto ai velivoli di Belavia, ma anche Iraqi Airways ha confermato che non riaprirà le tratte su Minsk.

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