Turchia, a Santa Sofia la prima cerimonia islamica dopo la riconversione in moschea voluta da Erdogan

L'ex museo simbolo del dialogo tra musulmani e cristiani, potrebbe diventare una delle armi di propaganda nazionalista di Ankara nei confronti dell'Occidente, in particolare dell'Unione europea

La moschea di Santa Sofia

L'ok alla riconversione in moschea è arrivato a inizio mese e dopo poche settimane Santa Sofia è già pronta per ospitare la prima cerimonia islamica. Il tempio, usato in passato anche come chiesa cristiana, era stato trasformato nel 1934 in museo per diventare un simbolo ecumenico di dialogo tra fedi ed incontro tra Occidente ed Oriente. Diventando anche un simbolo di Istanbul nel mondo (tanto da venire inserito dall'Uniesco nella lista dei patrimoni mondiali dell'umanità). Ecco perché la decisione del presidente Recep Erdogan, sempre più in linea con la destra nazionalista, che usa l'Islam come arma identitaria per consolidare consenso e potere (un po' come succede in Europa con le 'radici cristiane'), ha scatenato forti proteste dagli Stati Uniti all'Unione europea, passando per la Russia. E anche Papa Francesco si è pubblicamente detto "addolorato" per la riconversione di Santa Sofia (o Hagia Sophia, dal nome greco ripreso in qualche modo dal turco e che significa 'saggezza divina').

Le pressioni internazionali non hanno scalfito più di tanto Ankara. Alla prima cerimonia islamica parteciperà proprio Erdogan, che ha personalmente scelto il tappeto turchese che ricopre il pavimento, e ci sarà un imponente apparato di sicurezza, anche per ragioni sanitarie data l'emergenza coronavirus. Le autorità hanno dato l'ok all'ingresso circa 1.000 fedeli, che saranno a distanza di sicurezza di 1 metro, assicurano. Ma secondo Al Jazeera intorno alla moschea potrebbero accalcarsi molte più persone, tanto più visto che nella vicina piazza dovrebbe tenersi una sorta di comizio. Un'organizzazione puntigliosa, dunque, che sarà funzionale alla propaganda nazionalista di Erdogan.

I critici del presidente turco sostengono che la mossa serve a mettere in secondo piano i contraccolpi economici della crisi, ma anche a rafforzare le mire nel Mediterraneo, dove la Turchia sta allungando la sua sfera di influenza: dalla Libia, dove ha aiutato il governo di Tripoli a respingere gli assalti dell'esercito di Haftar, ai ricchi giacimenti di gas vicino Cipro. Il risultato di queste mire è l'aumento delle tensioni con l'Ue e in particolare con la confinante Grecia. I ministri degli Esteri dell'Unione hanno condannato la riconversione di Santa Sofia e il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un mini-summit per fine agosto proprio sulla Turchia.  

Il capo della diplomazia di Ankara, Mevlut Cavusoglu, ha alzato le spalle dinanzi alle condanne Ue ribattendo che "si tratta di una questione che tocca la sovranità della Turchia" e ricordando che in Spagna alcune moschee sono state convertite in chiese. Il governo turco ha anche assicurato che il sito resterà aperto ai turisti di tutto il mondo e di tutte le fedi (nel 2019 ha accolto 3,7 milioni di visitatori), mentre le immagini cristiane, come i mosaici della Vergine Maria e di Gesù bambino, non saranno rimossi, ma velati da tende al momento della preghiera.

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