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La polizia carica gli studenti a Instanbul - foto Ansa EPA/TOLGA BOZOGLU

La polizia carica gli studenti a Instanbul - foto Ansa EPA/TOLGA BOZOGLU

Continua la rivolta degli studenti contro il rettore vicino a Erdogan, il ministro: "Pervertiti Lgbt"

Twitter censura le volente parole del membro del governo turco. I giovani protestano da un mese a Instanbul per difendere l'autonomia accademica dell'Ateneo del Bosforo, famoso per le posizioni liberali

Non si arrestano in Turchia le proteste degli studenti contro la nomina di Melih Bulu, politico ed ex candidato del partito del presidente turco Recep Tayyp Erdogan, l'Akp, come nuovo rettore dell’Università del Bosforo. Nella notte di lunedì 170 studenti tra Istanbul e Ankara sono stati arrestati, di cui 108 rilasciati dopo una notte in cella. A contribuire a surriscaldare gli animi già accesi degli studenti che hanno iniziato le dimostrazioni lo scorso quattro gennaio, la conferma della detenzione per due dei quattro studenti arrestati nel fine settimana per aver utilizzato nella protesta immagini della Mecca, la città santa dell’Islam, associate a simboli della comunità Lgbt.

Già un mese fa, Erdogan aveva bollato gli studenti che manifestavano come “terroristi” e la stessa cosa ha ripetuto stamane: “Voi che cercate di occupare l'ufficio del rettore siete studenti o terroristi?”, ha detto. "Non ci saranno altri incidenti come quelli di Gezi in questo Paese", ha aggiunto, riferendosi alle proteste del 2013 per la difesa del parco di piazza Taksim a Istanbul, che sfociarono in grandi manifestazioni contro il suo governo a livello nazionale. E ieri è intervenuto anche Twitter che ha censurato per la seconda volta le parole del ministro dell’Interno, Suleyman Soylu. "Quattro fricchettoni Lgbt sono in stato di detenzione per aver incitato all'odio", aveva scritto il ministro sabato e il social aveva segnalato il messaggio come "contrario alle regole sulla condotta, contenuto che istiga all'odio". Soylu non contento ieri ha continuato la sua violenta polemica chiedendo: "Dovremmo tollerare che i pervertiti lgbt insultino la santa Kaaba e tentino di occupare il rettorato?", scatenando la seconda censura del social. In Turchia l'omosessualità non è illegale ma il Gay Pride è vietato dal 2016. Il presidente Erdogan ha anche rivendicato con orgoglio che da quell'anno nel Paese "non esiste nulla di Lgbt”.

L’ateneo Bogazici (Bosforo) di Istanbul è uno dei più prestigiosi del Paese, famoso per il suo clima liberale e progressista. I gruppi femministi e Lgbt+ sono attivi nel suo campus ma allo stesso tempo alle studentesse musulmane è stato da sempre permesso di indossare il velo, anche quando in passato c'era un divieto a livello nazionale. I detrattori dell'Ateneo lo considerano un baluardo delle élite che guardano all'Occidente e criticano il fatto che non assuma abbastanza professori religiosi o nazionalisti. I cortei per la sua autonomia accademica, dalla capitale nelle scorse settimane si sono estesi ad altre città turche, come ad Ankara e a Smirne, dove i cittadini hanno deciso di dimostrare solidarietà agli studenti. Da parte sua il rettore voluto da Erdogan, ha dichiarato di non avere “alcuna intenzione di dimettersi” e ha, anzi, spiegato che “gli studenti hanno assunto un atteggiamento che limita la libertà degli altri” e che per questo “è stato necessario prendere delle misure", ha detto riferendosi agli arresti.

Nonostante le misure e la repressione, gli studenti hanno annunciato nuove iniziative per le prossime ore. La protesta, inoltre, si sta allargando, e movimenti, partiti e sindacati cercano di agganciarsi ai cortei per canalizzare il malcontento più generale verso il governo, in una sorta di evocazione dei tempi di Gezi Park. "Non abbasseremo lo sguardo" è lo slogan degli studenti. A loro sostegno è intervenuto anche il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, del partito di opposizione ad Erdogan e suo possibile sfidante alle future presidenziali. Il primo cittadino ha promesso di incontrare gli studenti e nel frattempo prova a mediare con le autorità di pubblica sicurezza. Che però mantengono il pugno di ferro contro quelle che vengono ritenute manifestazioni non autorizzate.

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