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Martedì, 27 Settembre 2022
Allargamento europeo

Turchia torna a chiedere l’ingresso nell’Ue: "Cosa aspettate? Che ci invadano?"

Erdogan torna alla carica a oltre vent'anni dalla candidatura di Ankara per l'adesione all'Unione europea

La richiesta dell’Ucraina di aderire all’Ue, accolta dagli applausi di Bruxelles, ha spinto la Turchia a tornare alla carica sul suo ingresso nel blocco atteso da oltre vent’anni. “Apprezziamo gli sforzi per ottenere l'adesione dell'Ucraina all’Ue”, ha detto il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. “Ma chiedo ai membri dell'Ue, perché l'adesione della Turchia all'Ue vi preoccupa?”, si è leader di Ankara deluso dai decenni di attesa.

“Metterete l’ingresso della Turchia in agenda solo quando qualcuno invaderà pure noi?”, ha aggiunto il presidente senza nascondere un certo sarcasmo sulla gara di solidarietà innescata dall’invasione dell’Ucraina. La richiesta turca di aderire all’Europa risale al 1987. Solo nel 1999 Bruxelles ha dato il via libera alla candidatura per poi iniziare una lunga trafila di accordi e impegni bilaterali nel cammino verso l’adesione. Le forti tensioni emerse negli ultimi anni tra l’Ue e il Paese governato da Erdogan hanno poi convinto Bruxelles a rimangiarsi le promesse di integrazione nell’Ue, mettendo di fatto la candidatura di Ankara nel congelatore. 

Di qui l’invito di Erdogan all’Ue a mostrare la “stessa sensibilità” applicata nei confronti di Kiev e la critica nei confronti degli Stati membri dell’Ue accusati di “non essere sinceri”. Nel suo intervento il presidente turco ha anche ribadito il suo invito all'Ucraina e alla Russia di interrompere i combattimenti per “contribuire alla pace nel mondo”. “Abbiamo sempre sostenuto e sosteniamo ancora che sarebbe vantaggioso allargare la Nato”, ha concluso Erdogan.

Martedì il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che promuove la candidatura dell'Ue per l’Ucraina. La richiesta inoltrata ufficialmente da Kiev all’inizio della settimana ha incassato il sostegno di otto Paesi Ue: Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia e Slovacchia. Tuttavia lo status di candidato non garantisce una rapida adesione all’Unione, come dimostra il caso della Turchia.

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