"Migranti picchiati e rispediti in Turchia", Ankara accusa la Grecia

Secondo le autorità turche, sarebbero stati oltre 58mila i respingimenti attuati da Atene al confine, anche con la forza.

Il presidente turco Recep Erdogan

L'ultimo episodio si sarebbe verificato in questi giorni: una trentina di migranti irregolari, quasi tutti afghani e pakistani, sono stati trovati nella provincia turca di Edirne, a pochi passi dal confine con la Grecia, con evidenti segni di percosse. Secondo la ricostruzione di Ankara, avrebbero oltrepassato la frontiera per raggiungere l'Unione europea, prima di venire intercettati dalle autorità greche e rispediti con la forza in Turchia. Un episodio che non sarebbe isolato: secondo sempre Ankara, sarebbero stati finora 58mila i respingimenti operati dalla polizia di frontiera greca. Ecco perché il governo turco è tornato ad alzare la voce con Atene. 

Il comportamento della Grecia è "disumano e in spregio dei valori europei", ha detto Hamy Aksoy, portavoce del ministero degli Esteri turco. La Grecia è "un Paese interessato da una rotta migratoria", ma a suo dire "disinteressato" dalle reali ragioni che spingono i migranti verso l'Ue e ha accusato il ministro degli Esteri greco, Kyriakos Mitsotakis di "chiudere gli occhi dinanzi la reale situazione". "La Turchia ospita 4 milioni di rifugiati e la nostra azione ha permesso di ridurre del 94% il passaggio di migranti verso l'Unione Europa - ha continuato Aksoy - La Grecia e la comunità internazionale dovrebbero capire che siamo dinanzi a un problema globale. Atene deve porre fine ai rimpatri effettuati irregolarmente", ha avvertito.

Che tra Grecia e Turchia non corra bon sangue è cosa nota e storica, come ci ricorda la vicenda dell'isola di Cipro, per metà in Ue e per l'altra con Ankara. La questione migranti ha creato da tempo un nuovo fronte di scontro, tanto più che Atene deve fare i conti con campi d'accoglienza strapieni e, come denunciato da diverse organizzazioni umanitarie, in condizioni più che critiche. Dietro queste nuove scaramucce diplomatiche tra i due Paesi, c'è inevitabilmente la minaccia del presidente turco Recep Erdogan di riaprire le porte ai migranti che dalla Turchia cercano di raggiungere l'Ue attraverso la rotta balcanica che passa, ma non solo, dalla Grecia. 

Una minaccia che, secondo Atene, è stata già tramutata in azione. Quando la Turchia "continua a ripetere che apriremo le porte, cio' che fanno è che si avvicinano alle porte e aspettano che si aprano", ha detto il ministro per le Politiche migratorie greco, George Koumoutsakos, denunciando un aumento del 240 per cento degli arrivi a maggio. Per il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, Ankara usa la crisi migratoria per fare leva sui negoziati internazionali e per ottenere più risorse dall'Ue: "E' tempo di dialogare onestamente e con meno dichiarazioni irresponsabili", ha detto Mitsotakis, sottolineando che Ankara deve rispettare la sua parte della dichiarazione Ue-Turchia sulla migrazione. 

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