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Giovedì, 30 Maggio 2024
La rivoluzione tradita / Tunisia

Cosa sta succedendo in Tunisia e perché l'Ue ha paura del caos

Crisi economica e repressione nel Paese simbolo della rivoluzione araba. E mentre Tunisi tratta un piano lacrime e sangue con l'Fmi, scoppia la rabbia nelle piazze. Allarme dell'Italia: Bruxelles intervenga

L'aumento dei flussi migratori dalla Tunisia deve essere un problema europeo e non solo italiano. Questo è l'appello arrivato nelle ultime ore dal governo di Roma al tavolo di Bruxelles. A farsi portavoce delle paure legate ai disordini che si sono verificati a Tunisi negli ultimi giorni, che rischiano di far sprofondare nel caos il Paese protagonista della primavera araba, è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. La sua richiesta è stata quella di mettere la questione tunisina in cima all'agenda della prossima riunione del Consiglio Ue Affari esteri. Dal capo della diplomazia Ue, Josep Borrell, è arrivata la disponibilità per un'azione europea nel Paese nordafricano. Ma cosa teme davvero l'Europa?

Dalla rivoluzione al nuovo regime

Il Paese della rivoluzione dei Gelsomini, che nel 2011 portò alla caduta del regime dei Ben Ali, sembra avviarsi verso una nuova dittatura. L'uomo forte di oggi, il presidente Kais Saied, a livello elettorale è debole: al recente referendum per confermare la nuova Costituzione - che toglie poteri ai partiti e restringe gli spazi di dissenso - si sono presentati alle urne solo tre tunisini su dieci, stando alle cifre fornite dal governo. Ma l'affluenza effettiva sarebbe meno della metà di quella dichiarata, secondo le opposizioni, che hanno chiesto a Saied di dimettersi. 

La crisi economica

Alle tensioni politiche si sono presto aggiunte quelle sociali. In Tunisia scarseggiano da mesi beni di prima necessità come il petrolio, lo zucchero, il latte e il burro. Il tasso di inflazione viaggia ormai sulla doppia cifra e la disoccupazione giovanile è in sensibile crescita. Le difficoltà economiche sono così acute che il governo di Tunisi sta negoziando un prestito col Fondo monetario internazionale.

Il piano lacrime e sangue

Di qui sono partite le tensioni con il sindacato Ugtt, che inizialmente aveva assecondato l'ascesa di Saied, i cui rappresentanti hanno accusato i funzionari governativi di aver rinnegato un accordo di aumento salariale per i lavoratori del settore pubblico proprio per arrivare a un'intesa con l'Fmi. Tra le altre politiche di austerity sul tavolo dei negoziati per il prestito, ha riportato Al Jazeera, ci sono anche la completa eliminazione dei sussidi per cibo e carburante, il taglio della spesa per la sanità pubblica, l'istruzione e la protezione sociale e la privatizzazione delle principali aziende pubbliche. Un piano lacrime e sangue che ha spinto la popolazione a scendere in piazza. 

La nuova repressione

La mobilitazione di sabato scorso è stata la più vasta degli ultimi anni, ma ha anche convinto il governo di Saied a mettere in campo misure repressive che il Paese non vedeva da tempo. Dieci personaggi pubblici e dell'opposizione sono stati arrestati per aver preso parte alle manifestazioni. Le purghe hanno colpito tanti altri accusati di sovversione. 

La sindacalista espulsa

Tra i destinatari dei provvedimenti repressivi c'è anche la segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati, Esther Lynch. La sindacalista è tornata a Bruxelles dopo essere stata espulsa dalle autorità tunisine per aver preso parte a una protesta contro la repressione dei sindacati e dei diritti dei lavoratori. Lynch si era recata in Tunisia per mostrare solidarietà al sindacato tunisino Ugtt. Dopo aver partecipato a una protesta, Saied ha accusato in una nota la sindacalista europea di violare la legge minacciando la sicurezza del Paese. Le autorità tunisine le hanno quindi dato 24 ore di tempo per lasciare la Tunisia. L'episodio ha avuto l'effetto di portare il tema della repressione nel Paese del Nord Africa alle istituzioni europee, che pure contribuiscono allo sviluppo della Tunisia. 

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I fondi Ue

Tunisi riceve infatti decine di milioni di euro dall'Unione europea e dall'Italia per programmi di cooperazione sulla migrazione. Di fatto questi aiuti si traducono in finanziamenti per le operazione della guardia costiera tunisina. Tra il 2017 e il 2020, Tunisi avrebbe dovuto ricevere dall'Ue circa 91 milioni di euro nell'ambito dell'Eu Trust Fund. Tra le attività finanziate ci sono proprio la lotta ai trafficanti, la gestione dei confini e il rimpatrio forzato di migranti dall'Europa. Non tutte queste risorse sono state spese per via del Covid, ma con la ripartenza dei flussi dalla Tunisia l'Ue starebbe definendo un nuovo piano per assicurare la continuità del programma. Lo stesso ha fatto l'Italia: l'ultimo memorandum d'intesa con la Tunisia prevede uno stanziamento di 200 milioni di euro per il periodo 2021-2023, di cui 11 milioni per la cooperazione sulla migrazione.

Aumentano i migranti

Secondo il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, solo nel 2022 sarebbero oltre 500 i migranti morti in mare che sarebbero partiti dalla Tunisia. Tra settembre e ottobre, almeno due imbarcazioni sono naufragate al largo della città costiera di Chebba, con decine di vittime. I tunisini arrivati sulle coste italiane sono stati oltre 16mila dall'inizio dell'anno. Ma a loro vanno aggiunti anche tutti quei migranti di altre nazionalità che hanno scelto i trafficanti tunisini per tentare la traversata del Mediterraneo centrale. E se il Paese dovesse finire nel caos, i flussi aumenterebbero sensibilmente aggiungendo pressione sull'Italia. Questo spiega le preoccupazioni del governo di Giorgia Meloni, determinato a portare il dossier tunisino sul tavolo europeo per non doverlo gestire da solo.

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