rotate-mobile
Sabato, 24 Febbraio 2024
Migranti / Tunisia

La Tunisia avverte l'Italia: "Non riprenderemo i vostri migranti"

Il presidente Saied incontra i ministri di Francia e Germania. E manda un messaggio a Meloni

"Ribadisco ancora una volta che la Tunisia può monitorare solo i propri confini" e per questo "non accetterà l'insediamento dei migranti sul proprio suolo". Non ha usato giri di parole il presidente tunisino Kais Saied nell'incontrare i ministri degli Interni di Germania e Francia, rispettivamente Nancy Faeser e Gérald Darmanin. Una visita, quella del duo franco-tedesco, che sulla carta dovrebbe essere in scia alla missione della settimana scorsa dalla premier Giorgia Meloni insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al leader olandese Mark Rutte. Ma in realtà, più che mostrare unità, l'Europa sembra andare in ordine sparso nel cercare un'intesa sulla migrazione (e non solo) con l'uomo forte di Tunisi. 

Saied e le divisioni Ue

Saied lo sa, e sembra giocare sulle divisioni e i diversi interessi in seno all'Ue. Per il presidente, accusato in patria come dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, di aver instaurato un regime autoritario nel Paese e di razzismo nei confronti dei migranti subsahariani, l'importante è ottenere più aiuti finanziari possibili per far fronte alla grave crisi economica e sociale della Tunisia. E la leva della migrazione sembra stia funzionando in tal senso.

Nel suo viaggio con Meloni e Rutte, von der Leyen si è impegnata a sborsare fino a 900 milioni di euro, presi dal bilancio Ue, per sostenere Tunisi. Francia e Germania, invece, dopo aver ricordato che dei fondi promessi dall'Ue, il 40% viene dalle casse di Parigi e Berlino, hanno aggiunto altri 25,8 milioni. La differenza tra i due impegni finanziari è notevole, ma i soldi franco-tedeschi dovrebbero arrivare in tempi brevi. Quelli Ue, invece, sono condizionati a un fattore non secondario: l'accordo tra Tunisi e il Fondo monetario internazionale (Fmi) su un prestito da 1,75 miliardi di euro.

Il nodo Fmi

Il prestito richiede riforme strutturali, come l'eliminazione dei sostegni pubblici per carburanti e generi alimentari, e la riduzione del personale dell'amministrazione statale. Ma Saied, che fa del populismo la sua arma politica principale, non ha intenzione di passare alla Storia del suo Paese come l'uomo dell'austerity. Ecco perché sta cercando di ottenere dai governi europei più esposti ai flussi di migranti dalle sue coste un appoggio diplomatico per spingere il Fmi a più miti consigli. 

Per la Tunisia austerity in cambio di aiuti

Dall'altra parte, l'Europa chiede due cose a Tunisi: fermare le partenze dei barconi, e riprendersi i migranti clandestini che sfuggono a tale stretta (non solo quelli tunisini). Nella nuova strategia di Bruxelles, condivisa da tutti i governi, la Tunisia dovrebbe essere una sorta di "piattaforma" dove rispedire i clandestini: qui, non si sa ancora bene come, verrebbero svolte le procedure di asilo. I migranti a cui viene riconosciuto tale diritto verrebbero ripresi dagli Stati membri, gli altri resterebbero in Tunisia. Nella pratica, questo vorrebbe dire creare una sorte di ponte aereo costante tra l'Italia e il Paese nordafricano: una bella soluzione per Roma.

La guardia costiera tunisina

Ma Saied, che da quando è presidente ha alimentato una retorica razzista nei confronti dei migranti che arrivano nel suo Paese dal resto dell'Africa, non ha nessuna intenzione di fare della Tunisia la piattaforma in cui l'Europa esternalizza il trattamento delle domande d'asilo. Semmai, è ben disposto a rafforzare la sua guardia costiera, nota da tempo per i suoi metodi efficaci nel fermare i trafficanti. Metodi che, secondo diverse inchieste e testimonianze di ong e sopravvissuti, contemplano l'uso di violenza durante le operazioni di intercettazione in mare, alcune delle quali avrebbero portato a naufragi e morti (bambini compresi). 

Guardia costiera sperona barcone: morti 3 bambini

Di tali violenze, però, l'Europa non sembra preoccuparsi più di tanto. Anzi, sia la missioni di von der Leyen e Meloni, sia quella franco-tedesca, hanno promesso nuovi ingenti fondi per la guardia costiera. Già in passato Tunisi ha ricevuto decine di milioni di euro per il controllo dei suoi confini, e a differenza della Libia, ha dato prova di efficacia quando si è trattato di bloccare i trafficanti. Ma da qualche tempo, in parallelo con la crisi economica, il blocco navale tunisino sembra aver perso smalto. O forse, ha bisogno del giusto incentivo.

Continua su Today

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La Tunisia avverte l'Italia: "Non riprenderemo i vostri migranti"

Today è in caricamento