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Foto Ansa  EPA/WILL OLIVER

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La rivolta di Capitol Hill spaventa la Germania che prepara la stretta sui discorsi d'odio online

Con una mossa senza precedenti Facebook, Instagram e Twitter hanno bloccato gli account di Trump per incitamento alla violenza. Berlino vuole evitare che episodi come quelli di Washington possano avvenire in futuro nel Paese

I fatti Washington e l'assalto al Senato statunitense istigato dalla retorica incendiaria del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, hanno reso più che mai evidente come i discorsi d'odio sui social non siano solo un problema circoscritto al mondo virtuale, ma abbiano conseguenze pesanti su quello reale, soprattutto se tenuti da uomini di potere. Facebook, Instagram e Twitter, con una mossa senza precedenti, hanno deciso di sospendere gli account di Trump, per evitare che potesse continuare a incitare alla rivolta.

La stretta in Germania

Per questo la Germania di Angela Merkel vuole inasprire le leggi sugli hate speech online per non dover trovarsi ad affrontare situazioni simili in futuro. "Non sono rimasto sorpreso” di quanto accaduto egli Stati Uniti, ha detto alla Deutsche Welle, Helge Lindh, deputato socialdemocratico tedesco. "Se conduci costantemente un dibattito contro la democrazia, se fai costantemente discorsi negativi, discorsi di incitamento all'odio, contro il meccanismo stabilito della democrazia, le persone un giorno penseranno che questo tipo di democrazia non è accettabile, perdono fiducia nella democrazia" e "un giorno attaccheranno queste istituzioni", ha aggiunto. Secondo Lindh, però, neanche la Germania sta facendo "abbastanza" per frenare l'incitamento all'odio online. In Germania, la legge per combattere l'incitamento all'odio online è stata considerata una delle proposte più importanti dell'attuale legislatura, a seguito degli attacchi razzisti e antisemiti del 2019 e del 2020. Nel giugno 2020, il Parlamento tedesco, il Bundestag, ha approvato la legislazione che garantirebbe l'azione penale per coloro che perpetrano odio o lo provocano, online.

I dubbi sulla legge

Secondo il progetto di legge, i social network sarebbero obbligati a consegnare i dati degli utenti che pubblicano minacce o incitano all'odio, all'Ufficio federale di polizia criminale (Bka). Ma il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier non ha promulgato la legge, preoccupato della compatibilità del testo con le disposizioni sulla protezione dei dati e sulla privacy nella Legge fondamentale tedesca. La legge, che era già stata approvata dalle due camere parlamentari tedesche, è stata interrotta a causa delle linee guida emanate dalla Corte costituzionale tedesca. E Steinmeier, quindi, sollecitò che fossero "redatti e introdotti il prima possibile" nella legge i cambiamenti necessari. Al centro della controversia c'era l'obbligo per i social network, come Facebook e Twitter, di segnalare i commenti di odio alla polizia, che avrebbe quindi potuto accedere ai dati, come l'indirizzo IP, dell'autore.

Di nuovo in Parlamento

Questa settimana, la legge torna ad essere affrontata: le revisioni saranno discusse dal Bundestag in prima lettura e potrebbero essere approvate alla fine del mese, per consentire alla camera alta tedesca, il Bundesrat, di approvarle all'inizio di febbraio. Quello che è successo nella capitale degli Stati Uniti ha ricordato a Lindh i recenti eventi a Berlino. Quando, ad agosto scorso, i manifestanti di estrema destra hanno fatto irruzione sui gradini del Reichstag, il palazzo del Parlamento, a seguito di una manifestazione contro le misure anti-coronavirus. E poi quando alcuni estremisti di estrema destra sono entrati nel Bundestag, a novembre, mentre i parlamentari discutevano della nuova legge sulla protezione dalle infezioni, ampliando i poteri del governo per affrontare la pandemia di coronavirus. "Abbiamo avuto un po' di Washington a Berlino", ha affermato.

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