“Basta ai troll dei brevetti”. Apple e Bmw lanciano l’appello all’Ue

Entità fittizie registrano proprietà intellettuali al mero scopo di danneggiare imprese che poi dovranno aspettare i tempi della giustizia, o pagare i truffatori, per non incorrere in sanzioni. Le multinazionali chiedono aiuto alla Commissione per fermare il fenomeno

Multinazionali della tecnologia e del mercato automobilistico - tra cui Apple, Bmw, Microsoft e Samsung - hanno chiesto alla Commissione europea di darsi da fare per impedire ai tribunali nazionali di emettere ingiunzioni contro i cosiddetti “troll dei brevetti”. Il fenomeno nato negli Stati Uniti, ma che ha ormai contagiato anche l’Europa, riguarda entità fittizie che registrano brevetti high-tech di ogni tipo, ma anche nomi commerciali o marchi, al solo fine di minacciare individui e imprese che registrano successivamente la proprietà intellettuale con seri fini imprenditoriali, come mettere in vendita un prodotto. L'azienda malcapitata riceve quindi un’ingiunzione da parte del giudice competente per violazione della proprietà intellettuale.

La vittoria dei troll

Quando si prosegue in giudizio, ovviamente viene fuori la natura fittizia della prima registrazione, spesso frutto anche di fughe di notizie interne alle imprese o di concorrenza sleale da parte di altri competitor sul mercato. Peccato che, nella maggior parte dei casi, la disputa venga risolta in altro modo. Spaventati dai tempi lunghi della giustizia e da possibili ripercussioni negative sul proprio giro d’affari, molte imprese - specialmente le più grandi - pagano i “troll” affinché questi ultimi finiscano di danneggiare l’impresa, ritirando azioni legali in corso e astenendosi dal vantare altri diritti sul brevetto fittizio. 

La vulnerabilità dell'Ue

In una lettera indirizzata al nuovo commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, le società colpite affermavano che l'innovazione viene minata da uno squilibrio nel sistema giuridico europeo. “Le ingiunzioni automatiche - scrivono le imprese riferendosi ai provvedimenti che scattano senza verifiche quando i “troll” denunciano chi regista un nuovo brevetto - rendono l'Europa sempre più attraente per le entità di asserzione di brevetti, note anche come troll di brevetti”. 

Le richieste delle imprese

“Queste entità non producono, vendono o inventano nulla - semplicemente sfruttano i brevetti che hanno acquistato”, si legge nella lettera. “L'Ue deve garantire che le misure adottate siano effettivamente attuate” per impedire ai troll “di sfruttare gli squilibri del sistema europeo dei brevetti”. Le società, tra le quali figurano anche Adidas, Microsoft, Volkswagen e T-Mobile, sollecitano quindi la Commissione a emanare nuove linee guida per i tribunali su quando dovrebbero emettere ingiunzioni in materia di brevetti.

Tali provvedimenti dovrebbero tener conto di quando “un'ingiunzione crea una leva finanziaria per il proprietario del brevetto sproporzionata rispetto al valore della tecnologia brevettata”, conclude la lettera.

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