Treni, alta velocità sotto accusa: "Costi elevati e pochi benefici". Non solo in Italia

La linea su cui è avvenuto l'incidente ferroviario di Lodi è costata 167 milioni per ogni minuto risparmiato, quasi il doppio della media Ue.

L'incidente ferroviario di Lodi

L'incidente ferroviario di Lodi riapre il dibattito sulla sicurezza dei trasporti su rotaie e l'utilità dell'alta velocità, in Italia, come nel resto dell'Unione europea. La linea su cui è avvenuto il deragliamento del Frecciarossa, infatti, è tra le linee principali della rete Tav europea, la Torino-Salerno: lunga oltre 1.000 chilometri, è costata 15 anni di lavori e 32,1 miliardi. Ha permesso di risparmiare 192 minuti nella percorrenza dal capoluogo piemontese alla città campana, oltre 3 ore. Ma ogni minuto risparmiato è costato 167 milioni, quasi il doppio della media Ue. E non è che il resto della rete europea, Germania compresa, sia un modello in quanto a efficienza e costi-benefici, stando un report della Corte dei conti Ue.

"Manca un piano realistico"

La rete ferroviaria ad alta velocità della Ue, secondo la Corte dei conti, è "un sistema disomogeneo e inefficace di linee senza un piano realistico a lungo termine": "è improbabile che l'attuale piano a lungo termine dell'Ue per le linee ferroviarie ad alta velocità venga realizzato e manca un solido approccio strategico a livello Ue". Se non è una sonora bocciatura, poco ci manca. 

Per i giudici contabili, la rete è in via di costruzione senza che vi sia un coordinamento adeguato a livello transfrontaliero: è stata progettata e costruita dagli Stati membri "in maniera isolata, da cui risultano collegamenti insoddisfacenti". Altro che cooperazione tra Paesi. Inoltre la Corte dei conti Ue indica che la Commissione europea non dispone di strumenti giuridici né di poteri decisionali per garantire che gli Stati membri progrediscano rapidamente verso il completamento della rete centrale.

Spesi 23,7 miliardi

Dal 2000, la Ue ha cofinanziato investimenti nelle linee ferroviarie ad alta velocità per 23,7 miliardi di euro. Gli auditor della Corte hanno effettuato un'inchiesta in sei Stati membri (Francia, Spagna, Italia, Germania, Portogallo e Austria) e hanno analizzato la spesa effettuata per oltre 5 mila km di linee ad alta velocità, coprendo circa il 50% dell'intera rete ferroviaria ad alta velocità della Ue. Hanno riscontrato che, sebbene la lunghezza delle reti nazionali stia aumentando, l'obiettivo di triplicare la lunghezza delle linee ferroviarie ad alta velocità (fino a 30 mila km) entro il 2030 non sarà raggiunto. 

L'Italia spendacciona

Con 28 milioni di euro a chilometro, l'Italia è il paese dell'Unione europea con il più alto costo di costruzione per le linee a alta velocità. Se ai progetti già completati si sommano quelli in via di realizzazione, il costo totale per l'alta velocità italiana ammonta a 41,9 miliardi di euro per 1.280 chilometri di linea, 0,46 euro per chilometro pro-capite. Il doppio della media Ue.

La strage silenziosa

La tragedia di Lodi richiama poi il tema generale della sicurezza dei trasporti ferroviari. Gli incidenti e le vittime sono in calo in tutta l'Ue, ma restano alte. Nel 2018, stando ai dati Eurostat, le vittime di incidenti e collisioni sono state 855 nei 27 Stati membri. Tra il 2007 e il 2016, sempre secondo Eurostat, sono stati 257 gli incidenti solo lungo le linee ferroviarie italiane. Le vittime 159. Una vera e propria strage silenziosa, che rientra all'interno di un più vasto problema di sicurezza ferroviaria in Europa.

Già, perché a guardare i freddi numeri, tra deragliamenti, collisioni o scontri al passaggio al livello, l'Italia non è neppure tra i casi più gravi. C'è la Germania, che nello stesso periodo ha registrato 1.017 incidenti e 470 vittime. La Francia, con 1.062 incidenti e 333 morti. In questa triste classifica, spiccano i 609 morti in Polonia e i 315 in Ungheria, senza dimenticare i 199 in Spagna. 

Il triste primato di vittime

Se pero' dal computo di incidenti e vittime si tolgono gli scontri al passaggio al livello e si guarda esclusivamente ai problemi legati alla sicurezza dei treni e delle infrastrutture, ossia collissione e deragliamenti, il nostro Paese è secondo solo alla Spagna in quanto a vittime: 61 contro 97. Più della Germania (57), della Francia (14) e della Polonia (38). Se si esclude l'Italia, nel resto dell'Ue collissioni e deragliamenti provocano meno di 3 morti all'anno. La metà della media italiana. 

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