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Sabato, 25 Giugno 2022
Il caso / Ucraina

Transgender bloccate al confine ucraino: sono uomini e devono restare

La denuncia di diverse associazioni per i diritti Lgbt+: "Lunghe ed umilianti perquisizioni per stabilire se sono donne"

Sono uomini e per questo devono restare e se necessario combattere contro la Russia di Vladimir Putin. Con questa motivazione, secondo diverse denunce di associazioni per i diritti Lgbt+, centinaia di donne transgender sarebbero state bloccate al confine dell'Ucraina mentre tentavano di fuggire dal Paese. Dopo l'invasione Kiev ha imposto la legge marziale e stabilito che è vietato ai cittadini uomini dai 18 ai 60 anni di lasciare il Paese e molte di loro legalmente lo sono ancora, anche se non tutte.

"Le guardie di frontiera ucraine ti spogliano e ti toccano ovunque. Puoi vedere sui loro volti che si stanno chiedendo 'cosa sei?'. Come se fossi una specie di animale o qualcosa del genere", ha raccontato al Guardian Judis. Lei è donna anche sul certificato di nascita, e quindi legalmente non ci sarebbe motivo per cui non le debba essere permesso di partire con le migliaia di donne che ogni giorno attraversano i confini per mettersi in salvo. Eppure, come racconta il quotidiano britannico, il 12 marzo verso le quattro del mattino, dopo una lunga e umiliante perquisizione, le guardie di frontiera hanno stabilito che fosse un uomo e le hanno impedito il passaggio in Polonia.

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"La legge marziale dice che tutti i maschi sono obbligati a prestare servizio militare, quindi non possono lasciare il Paese", ha spiegato Olena Shevchenko, 39 anni, sttividta dei diritti umani e presidente di Insight, un'organizzazione Lgbt+ ucraina. “Tecnicamente, la legge si applica anche alle persone trans, inclusi uomini trans certificati e donne trans che non hanno cambiato i loro genere sui documenti. Ma sembra che le guardie di frontiera ucraine stiano impedendo anche alle persone trans con un certificato valido che riflette il loro nuovo genere di lasciare l'Ucraina, e nessuno sa perché", ha denunciato.

In Ucraina, come in molte altre nazioni, cambiare il genere e il nome sul passaporto richiede un lungo processo, che coinvolge anche diverse valutazioni psichiatriche nonché di sottoporsi a sottoporsi a "interventi medici irreversibili", e questo induce molte persone che hanno cambiato genere a non andare fino in fondo alla pratica burocratica. Una delle principali associazioni di beneficenza transgender dell'Ucraina stima che ci siano centinaia di donne trans che tentano di fuggire, ma che il 90 per cento di quelle con cui è in contatto ha finora fallito.

"La situazione è molto difficile perché la comunità Lgbt+ si sentiva emarginata e discriminata anche prima dell'inizio della guerra", ha detto a Euronews Igor Medvid, coordinatore di HPLGBT. “Molte persone raccontano che quando hanno tentato di attraversare il confine, la polizia di frontiera e le guardie di frontiera decidono se farle passare o meno in base al contrassegno di genere sul passaporto. E noi lo consideriamo un altro esempio di transfobia legale", ha aggiunto.

Prima del 2017, i membri della comunità trans hanno dovuto trascorrere del tempo sotto la supervisione di un istituto psichiatrico prima di poter iniziare la transizione. Ora tale requisito è stato eliminato, ma le persone hanno ancora bisogno di una visita psichiatrica .

Secondo la International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association, l'Ucraina è al 39esimo posto su 49 Paesi europei per il trattamento complessivo delle persone Lgbt+. I matrimoni gay non sono consentiti nel Paese, la Chiesa cristiano-ortodossa considera l'omosessualità un peccato e non esistono leggi antidiscriminatorie a tutela delle comunità.

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