L'allarme del boss di Apple: "Tecnologie usate contro l'uomo, dati privati comprati e venduti"

Tim Cook riconosce le sfide che affronta la nostra società e chiede una legge organica anche per gli Stati Uniti: "Seguiamo l'esempio dell'Unione europea"

Foto Ansa EPA/STEPHANIE LECOCQ

Tecnologia dovrebbe essere sinonimo di benessere, ma così non è. Le nuove conquiste diventano vere e proprie armi da usare contro gli utenti-cittadini nella vita di tutti i giorni. E’ l’allarme lanciato dall’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, in occasione della conferenza internazionale sulla protezione dei dati personali, dove loda l’Europa per le sue regole in materia di privacy e invita il mondo a seguirne l’esempio. “Dobbiamo essere certi che la tecnologia sia creata per servire l’umanità”. Ma questo non sempre avviene. Al contrario, “vediamo che le tecnologie invece di aiutare vengono utilizzate per incitare alla violenza, vengono usate per dividere, confondere su cosa è giusto o sbagliato”.

Cook tocca senza citarle esplicitamente per nome tutte le problematiche di questo scorcio di XXI secolo: fake news, messaggi di odio, radicalizzazione on-line. A questi si aggiungono raccolta di informazioni personali e loro uso, fenomeni ancora al centro di gestione tutta da chiarire. “Ogni giorno i nostri dati sono venduti e comprati”, dice il numero uno di Apple, convinto che servano quattro protezioni: diritto alla raccolta minima dei dati, diritto al loro accesso, diritto di sapere come vengono trattati, diritto di sicurezza. In tal senso la legislazione europea è un passo avanti importante.

Il nuovo regolamento comunitario sulla protezione dei dati (Gdpr) è quello di c’è bisogno. “È tempo per il resto del mondo, incluso il mio Paese, di seguire il vostro esempio. Siamo favorevoli ad una legge federale sulla privacy negli Stati Uniti”. La cosa non può che far piacere a Giovanni Buttarelli, garante europeo per la protezione dei dati. “Il caso Cambridge Analytca ha dimostrato che oggi l’suo dei dati va oltre la privacy”. Per questo “è essenziale eliminare il minimo dubbio sull’uso dei dati”, la cui protezione “diventa un pilastro della democrazia”. Il prossimo anno ci saranno le elezioni europee, e il voto in 18 Stati membri tra consultazioni generali e locali. Il rischio di manipolazione via internet esiste, ed è rappresentanto dai processi decisionali fondati sugli algoritmi e da essi guidati. “Questo sottopone gli individui a decisioni che cambiano la vita sulla base di criteri opachi”.

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