Tensione alle stelle tra Ue e Londra: Johnson pronto a rimangiarsi gli impegni sulla Brexit

Secondo il Financial Times, il Governo britannico non rispetterà l’accordo con Bruxelles sull’Irlanda del Nord e sugli aiuti di Stato. Scontro con Dublino e gelo dalle istituzioni europee

Promesse non rispettate e brusca conclusione dei negoziati senza alcun accordo. Questo è lo scenario che potrebbe realizzarsi dopo le indiscrezioni pubblicate dal giornale inglese Financial Times. La stampa britannica ha infatti rivelato un piano del Governo di Londra volto a “eliminare la validità giuridica di parti dell'accordo di recesso” concordato con Bruxelles e che regola i rapporti Regno Unito-Ue nel 2020, anno di transizione nel quale la Gran Bretagna continua ad applicare le norme europee pur non facendo più parte dell’Unione. Una notizia che non fa altro che riscaldare gli animi in vista delle ultime settimane a disposizione per raggiungere un accordo sulle future relazioni tra le due sponde della Manica. 

Aiuti di Stato e Irlanda del Nord

Nello specifico, lo strappo tra Londra e Bruxelles potrebbe consumarsi su due temi-chiave: aiuti di Stato e confine tra Irlanda del Nord (parte del Regno Unito) e Repubblica di Irlanda (Paese membro dell’Ue). In base all'accordo di recesso, spiega il Financial Times, “il Regno Unito dovrebbe notificare a Bruxelles qualsiasi decisione in materia di aiuti di Stato che possa influenzare il mercato delle merci dell'Irlanda del Nord e obbligare le imprese della provincia a presentare i documenti doganali quando inviano merci nel resto del Regno Unito”. Ma Londra potrebbe rimangiarsi tali impegni con nuove norme che “costringeranno i tribunali britannici a seguire la nuova legge britannica piuttosto che l'accordo con l’Ue”, facendo retromarcia anche sulle possibilità di Bruxelles “di intromettersi nella politica degli aiuti di Stato del Regno Unito”. Nella bozza riportata dal giornale della City finanziaria di Londra vengono anche disattese le disposizioni concordate con  l’Ue sui dazi commerciali con riferimento alle merci in entrata nell’Irlanda settentrionale e viene rimosso l'obbligo di istituire dei controlli doganali sul mare d’Irlanda, come stabilito dall’accordo con Bruxelles.

La reazione di Dublino

“Questo sarebbe un modo molto imprudente di procedere”, è stato il commento a caldo di Simon Coveney, ministro degli Affari esteri della Repubblica di Irlanda. A livello ufficiale non si registrano ancora reazioni da Bruxelles, ma in tanti fanno già notare le tante dichiarazioni del capo negoziatore sulla Brexit Michel Barnier, il quale anche la settimana scorsa ha ribadito che una "precisa attuazione" dell'accordo di recesso è la conditio sine qua non per il successo dei negoziati commerciali che dovranno ‘salvare’ le due parti dall’applicazione dei dazi doganali che metterebbero a rischio le esportazioni dal Regno Unito verso l’Ue e viceversa.

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Aspettando le parole di Johnson

Nei rapporti sempre più tesi tra Londra e Bruxelles nella giornata di oggi è atteso un appello all'Unione europea da parte del premier britannico Boris Johnson. Pur chiedendo maggiore collaborazione in vista della scadenza del 15 ottobre per il raggiungimento di una bozza di accordo commerciale post-Brexit, il primo ministro conservatore chiarirà che anche uno scenario 'no deal' sarebbe per Londra un “buon risultato”. Johnson, secondo quanto anticipa la stampa britannica, dirà a Bruxelles che se non sarà possibile raggiungere un accordo entro il vertice europeo di ottobre, allora entrambe le parti dovranno prepararsi ad accettare la situazione e “andare oltre”. Un'uscita dall'Unione europea senza un accordo, sottolineerà il premier britannico, non sarebbe per Londra necessariamente un risultato negativo. In caso di no deal, dirà ancora Johnson secondo le anticipazioni, Londra avrà un rapporto commerciale con la Ue “come quello dell’Australia”. Vale a dire, secondo i protocolli fissati dall'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). “Voglio essere assolutamente chiaro, come abbiamo detto dall'inizio, questo sarebbe un buon risultato per il Regno Unito”, saranno le parole del premier.

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