Tecnologie per la sorveglianza di massa vendute ai dittatori: la stretta del Parlamento Ue

Il testo propone controlli più rigidi su quelle apparecchiature a uso civile che possono essere usate per costruire armi di distruzione di massa, attacchi terroristici o per facilitare violazioni dei diritti umani.

EPA/YAHYA ARHAB

Si chiamano beni “a doppio uso”, perché possono servire sia a scopi civili, che militari. Ed è grazie a questa ambiguità che feroci dittatori di regimi sanguinari hanno potuto acquistare da aziende europee software e altre tecnologie utilizzate poi per reprimere il dissenso. Un “buco” nelle leggi Ue contro il quale si battono da anni le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e che adesso il Parlamento europeo intende debellare. 

Le nuove norme

Il primo passo è stato mosso oggi con l'approvazione da parte della commissione Commercio internazionale del Parlamento Ue di una proposta legislativa volta ad aumentare il controllo sulle esportazioni dei beni 'a doppio uso'. “Siamo riusciti a includere nella lista di beni soggetti a controllo anche le tecnologie di informazione e comunicazione – dice Alessia Mosca, eurodeputata del Pd - La nostra politica commerciale, infatti, è prima di tutto veicolo dei valori europei ed è nostro dovere prendere tutte le precauzioni perché una tecnologia 'made in Europe' non venga usata da dittatori per controllare e localizzare giornalisti o difensori dei diritti umani entrati nel proprio paese”. 

Il testo finale votato oggi in commissione “contiene criteri molto rigidi sui diritti umani e rappresenta uno degli esempi più importanti dell'identità della nuova politica commerciale europea”, conclude Mosca.

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I beni “a doppio uso” e il caso della Primavera araba

I beni e le tecnologie che possono essere utilizzati in circostanze civili pacifiche possono anche essere usati per costruire armi di distruzione di massa, attacchi terroristici o per facilitare violazioni dei diritti umani: dai prodotti chimici alle tossine, dalle apparecchiature elettroniche ai laser, passando per tecnologie nucleari, robotica e software. L'attuale sistema di controllo sul commercio di tali prodotti risale al 2009 e le esportazioni sono ispezionate e autorizzate dalle autorità nazionali. Durante la Primavera araba, è emerso che la tecnologia europea è stata utilizzata dai regimi autoritari per opprimere gli attivisti. Nel 2014 il Parlamento, il Consiglio e la Commissione hanno pubblicato una dichiarazione congiunta per rivedere il sistema di controllo delle esportazioni e il Parlamento europeo ha anche adottato risoluzioni che richiedono modifiche mirate. Adesso, il primo testo di riforma legislativo è stato approvato dalla commissione parlamentare Commercio internazionale. I passi successivi saranno il voto definitivo del Parlamento, al quale seguiranno, in caso di successo, i negoziati con la altre istituzioni Ue. 

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