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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Attualità Svizzera

La Svizzera verso il referendum per vietare tutti gli esperimenti sugli animali

Università e istituti di ricerca chiedono ai cittadini di opporsi all’iniziativa che, se approvata, costringerebbe gli scienziati a rivolgersi ad altri Paesi per fare i test

Il 13 febbraio gli svizzeri sono chiamati alle urne per esprimersi sul divieto degli esperimenti su tutte le specie animali. Il testo dell’iniziativa popolare, già bocciato da governo e Parlamento ma ora sottoposto direttamente ai cittadini, non solo chiede di bandire dalla Svizzera la sperimentazione animale, ma anche di vietare l'importazione di prodotti sviluppati con l'aiuto di esperimenti sugli animali. Nessun partito ha sostenuto l’iniziativa che rappresenterà il quarto referendum negli ultimi quarant’anni sul tema della sperimentazione. 

Gli elvetici hanno già respinto tre iniziative sullo stesso tema: nel 1985 (con il 70 per cento dei voti), nel 1992 (56 per cento) e nel 1993 (72 per cento). Ogni anno nel Paese vengono utilizzati circa 600 mila animali per fini sperimentali - spiega la testata Swissinfo, “ma questa cifra è in costante diminuzione, secondo le statistiche dell'Ufficio federale di veterinaria”. “Nel 2020 - prosegue il sito elvetico di notizie - sono stati 550.107 gli esemplari passati attraverso i laboratori svizzeri, la stragrande maggioranza dei quali erano topi (346.000), uccelli (66.000) e ratti (52.000)”.

Oltre alla progressiva diminuzione degli esemplari usati nei laboratori, Berna prevede un'attenta legislazione sulle sperimentazione animali che sono permesse solo quando i ricercatori possono dimostrare che i benefici per la società dall’esito dei test sarebbero superiori alle sofferenze causate all’animale. Ciononostante, secondo il comitato a sostegno dell’iniziativa, non è ammissibile condurre esperimenti abusando di animali che non sono in grado di esprimere la propria volontà. “Nessun animale o essere umano può fornire previsioni attendibili per un altro essere vivente”, è la tesi dei promotori che, vietando la sperimentazione sugli animali vogliono includere anche i test sull’uomo nell’eventuale divieto. 

Oltre al no della politica all’iniziativa popolare (che nel voto in Parlamento non ha ricevuto un solo sì dai deputati) anche le università e gli istituti di ricerca hanno espresso le loro forti perplessità, invitando i cittadini ad opporsi. Persino la Protezione svizzera degli animali, una delle ‘storiche’ associazioni animaliste del Paese, considera il testo troppo radicale e preferisce una migliore promozione dei metodi alternativi.

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