La "Brexit" della Svizzera: al voto per fermare la libera circolazione dall'Ue (e i transfrontalieri italiani)

La destra elvetica vuole rompere l'accordo con Bruxelles che permette l'ingresso anche dei 76mila nostri connazionali che ogni giorno superano il confine per lavorare nel Ticino. Ma le conseguenze per le imprese e l'aumento dei prezzi potrebbero convincere gli svizzeri a votare 'no'

Foto: pixabay.com

Gli elettori svizzeri al voto domenica 27 settembre per decidere se rompere o meno l’accordo con l'Unione europea sulla libera circolazione delle persone. La campagna referendaria ha messo in luce le spaccature nella società elvetica in merito all’ingresso di stranieri, che rappresentano un quarto della popolazione. La vittoria della ‘Brexit elvetica’ significherebbe mettere in pericolo tutti gli altri accordi con l'Ue. Con conseguenze immediate per i frontalieri italiani, che ogni giorno varcano il confine per andarea a lavorare.

Il Partito popolare svizzero (Svp/Udc), formazione di centrodestra e primo partito in Parlamento, si è messo a capo della battaglia per “riprendere il controllo” dell'immigrazione, usando slogan che richiamano gli argomenti utilizzati dai politici pro-Brexit in Regno Unito durante la campagna referendaria che portò, nel 2016, alla clamorosa decisione di abbandonare l’Unione europea. La destra spera di ripetere il successo della consultazione per un tetto sull'immigrazione, che vinse a a sorpresa con il 50,33% nel 2014 malgrado l'opposizione del resto dei partiti.

I sondaggi per il momento suggeriscono che la proposta non avrà tanto successo. Uno di questi ha rilevato che il 63% degli intervistati si oppone alla proposta di chiusura delle frontiere e mentre il 35% la sostiene. Tutti gli altri partiti svizzeri infatti si oppongono all'iniziativa, sottolineando che la rottura con l'Ue limiterebbe le opportunità di esportazione per le aziende svizzere, minaccerebbe posti di lavoro, porterebbe un aumento dei prezzi e aggraverebbe la carenza di manodopera qualificata. 

Anche i diritti e l'accesso al mercato del lavoro dei 760mila svizzeri residenti all'estero sarebbero messi in discussione. Il referendum ha già creato difficoltà con Bruxelles, portando alla sospensione dei negoziati sull'accordo quadro che punta a regolare i rapporti fra Svizzera e Ue, finora definiti da una complessa rete di accordi diversi. La Svizzera non fa parte dell'Ue, ma di fatto è profondamente integrata con essa, per evidenti motivi geografici ed economici. 

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Paese con poco più di 8,6 milioni di abitanti, la Svizzera conta più di due milioni di residenti stranieri, senza contare i frontalieri che ogni giorno varcano il confine. Ogni giorno lo fanno circa 76mila italiani ed è significativo che il governo elvetico non abbia mai bloccato il loro ingresso, anche nei giorni più bui dell'epidemia di coronavirus in Lombardia. Senza i medici e gli infermieri provenienti dall'Italia, la sanità del Ticino si sarebbe trovata in grave difficoltà. 

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