Sabato, 16 Ottobre 2021
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La Svezia rinvia la terza dose del vaccino: "È ancora presto"

Il capo epidemiologo del Paese: "Meglio massimizzare la copertura vaccinale". E anche l'Ema prende tempo

Le sue controverse posizioni sull'immunità di gregge e la non necessità di rendere obbligatorio l'uso delle mascherine hanno fatto il giro del mondo, soprattutto durante la prima ondata di Covid-19. E lo hanno messo in rotta di collisione con l'Organizzazione mondiale della sanità. Ma adesso, proprio l'Oms potrebbe avere trovato in Anders Tegnell, il capo epidemiologo della Svezia, un alleato: l'organismo internazionale ha infatti ammonito i Paesi più ricchi che intendono seguire l'esempio di Israele e somministrare la terza dose di vaccino anticoronavirus alla popolazione, ritenendo l'ulteriore immunizzazione non necessaria, controproducente e anti-etica, vista la carenza di vaccini negli Stati più poveri del globo. Tegnell non usa queste motivazione, ma c'è lui dietro la decisione delle autorità sanitarie svedesi di rinviare a data da destinarsi, forse nel 2022, la terza dose.

Una decisione presa nonostante l'aumento dei contagi nel Paese, che secondo l'Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, è tornata in zona rossa. In una intervista a Brussels Times, Tegnell spiega le sue ragioni: "Oggi non vediamo alcun segno che coloro che sono stati vaccinati in modo completo sarebbero più sensibili all'infezione da Covid-19 rispetto ad altre persone", ha dichiarato. “Per quanto riguarda i dati preoccupanti sulle infezioni in Israele, non abbiamo visto alcun segnale che indichi uno sviluppo simile in Svezia. Attualmente, il 90% di coloro che sono gravemente malati a causa del Covid-19 in Svezia sono persone non vaccinate. L'obiettivo in Svezia è massimizzare la copertura vaccinale e quindi aumentare la protezione contro le infezioni e ridurre la pressione sul sistema sanitario".

Israele ha avviato una campagna di richiamo un mese fa, somministrando una terza dose del vaccino Pfizer-BioNTech a persone di età pari o superiore a 60 anni. La decisione ha fatto seguito a un aumento delle infezioni giornaliere a luglio a causa della variante Delta e sulla scorta di studi preliminari secondo cui l'efficacia di protezione del vaccino starebbe diminuendo nel tempo tra gli anziani. In seguito, la campagna ha incluso fasce di età più giovani fino a 30 anni e ha ormai raggiunto più di 1,5 milioni di persone. Il numero di contagi giornalieri, però, non è ancora diminuito, con picchi di 10mila nuovi casi al giorno, ma secondo le autorità di Tel Aviv la nuova ondata sarebbe stata ancora più alta senza il richiamo.

La Svezia ha finora vaccinato con entrambe le dosi il 66,6% della sua popolazione adulta, mentre l'81% ha ricevuto almeno una dose. Dei 650.000 casi di persone affette da Covid-19 segnalati dall'inizio del 2021, solo 5274 (lo 0,8%) erano state vaccinate due volte (dopo due settimane dalla seconda dose). Tuttavia, gli ultimi dati mostrano un aumento dei casi, in particolare legati alle varianti, anche tra chi è stato immunizzato in modo completo, circa l'11%. "Nessun vaccino offre una protezione al 100%", dice sicuro Tegnell, "ma i vaccini sono efficaci e proteggono da malattie gravi".

Anche l'Ema, l'agenzia europea per i farmaci, non sembra vedere la necessità di accelerare sulla terza dose: "Al momento è troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid-19, perché non ci sono ancora dati sufficienti dalle campagne di vaccinazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dei sieri. L'Ema esaminerà rapidamente questi dati non appena saranno disponibili", ha detto questa settimana l'Ema. 

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