La Svezia esulta: "Nostra strategia efficace". Ma è polemica sui decessi tra anziani e immigrati

Gli ultimi dati mostrano che il picco di contagi e morti sembra ormai alle spalle. Il no al lockdown, criticato in patria ma soprattutto all'estero, potrebbe consentire all'economia svedese un vantaggio competitivo con il resto dell'Europea. Ma c'è anche un lato oscuro

La misure soft della Svezia per contenere il coronavirus, con una parte delle scuole, negozi e ristoranti aperti, si starebbero rivelando "efficaci", secondo quanto riferiscono le autorità sanitarie di Stoccolma. L'ultimo aggiornamento su base giornaliera parla di circa 560 nuovi contagi e 29 morti in più, dati che sembrano suggerire che la situazione si "sta stabilizzando", dichiara Anders Tegnell, il virologo che ha impostato la strategia svedese anti Covid-19. "Siamo su una specie di altopiano", aggiunge con malcelato orgoglio in una intervista all'agenzia di stampa TT. Perché se il trend verrà confermato nei prossimi giorni, tanto Tegnell quanto il governo potranno dire di avere avuto ragione. O meglio, avere più argomenti per difendersi dalle accuse.

Il modello svedese

Già, perché negli ultimi giorni il cosiddetto "modello svedese" è stato oggetto di pesanti critiche in patria e anche, e forse soprattutto, all'estero. Per completezza d'informazione, vanno chiariti alcuni aspetti della strategia del governo di Stoccolma. Con l'inizio della pandemia, il premier Stefan Lofven ha deciso di sposare una linea soft rispetto ai colleghi dei vicini Paesi scandinavi e del resto d'Europa: negozi, palestre, bar e ristoranti aperti, nessuna restrizione agli spostamenti e nessun confinamento a casa. Asili nido, materne e scuole primarie sono rimasti aperti, mentre superiori e università hanno chiuso i battenti privilegiando corsi ed esami online. Anche alcune industrie hanno fermato la produzione, come la Volvo, i cui 20mila dipendenti svedesi torneranno al lavoro in questi giorni dopo settimane di chiusura. Inoltre, sono state vietate riunioni ed eventi con più di 50 persone.

Spostamenti ridotti

Per il resto, il governo si è limitato a elaborare delle linee guida sul distanziamento sociale e sulle buone prassi sanitarie, senza misure obbligatorie come l'uso di mascherine. Nonostante questo, il numero di svedesi che hanno scelto di lavorare da casa è aumentato (tanto più in un Paese dove il telelavoro funziona e bene da tempo), gli spostamenti con i mezzi pubblici sono crollati del 50% e secondo le statistiche del servizio online Citymapper, nella capitale Stoccolma vi è stato un calo di quasi il 75% della mobilità complessiva. Gli svedesi, a dispetto della carenza di divieti, hanno anche deciso autonomamente di non sfruttare le belle giornate del fine settimana di Pasqua: i viaggi da Stoccolma a Gotland - una popolare destinazione di vacanza - sono diminuiti del 96% proprio nei giorni pasquali, secondo i dati del più grande operatore di telefonia mobile del paese, Telia Company. 

Il peggior tasso di morti di Scandinavia

Questo quadro sembra confermare l'auto-approvazione dei responsabili sanitari del governo. Ma non è tutto oro quel che luccica. In Svezia, infatti, ci sono stati finora circa 1500 morti su una popolazione di 10 milioni di abitanti. Il Belgio, che ha più o meno gli stessi abitanti e ha adottato il lockdown all'italiana, ha registrato il triplo dei decessi. I difensori del modello svedese sventolano questi dati. I critici, invece, ne citano altri: se in Svezia ci sono stati 151 morti ogni milione di abitanti, in Danimarca il tasso è di 61, in Norvegia di 30, in Finlandia di 17. Il confronto con i vicini scandinavi, dunque, sa di bocciatura.

Anziani e poveri sacrificati?

Ma non è solo una questione di confronti. Nel Paese in tanti contestano il fatto che la strategia del governo si è dimostrata fallimentare per le fasce più deboli della popolazione: gli anziani e le famiglie più povere, per lo più immigrati o di origine straniera. Nelle case di cura, si è registrato un alto numero di contagi. Anche in altri Stati in lockdown, i centri per anziani sono stati duramente colpiti, ma l'accusa mossa al governo svedese è di non aver dato indicazioni al personale di queste strutture su come comportarsi per evitare la diffusione della malattia tra i pazienti: "Quando ho chiamato via Skype per parlare con mia madre, gli infermieri non avevano maschere o guanti di potezione. Ho chiesto il motivo di cio' ai responsabili della struttura e la risposta è stata che stavano rispettando le linee guida del governo", ha raccontato al Guardian Magnuss Bondesson, fondatore di start-up e sviluppatore di app.

L'altro elemento di critica riguarda il fatto che il modello svedese si adatta alle condizioni sociali degli autoctoni (in media più ricchi e istruiti, con una quota di single pari al 50%), mentre è poco efficace con la popolazione straniera o di origine straniera, che rappresenta il 25% della popolazione. "Gli immigrati provenienti dalla Somalia, dall'Iraq, dalla Siria e dall'Afghanistan sono fortemente sovrarappresentati tra i decessi legati al Covid-19 - denuncia Hans Bergstromm, professore dell'Università di Ghoteborg - Ciò è stato in parte attribuito alla mancanza di informazioni nelle lingue degli immigrati. Ma un fattore più importante sembra essere la densità abitativa in alcuni sobborghi ricchi di immigrati, rafforzata da una più stretta vicinanza fisica tra le generazioni", aggiunge. Non a caso, nell'area di Stoccolma, dove vi è una maggiore presenza di immigrati rispetto al resto del Paese, contagi e decessi sono stati più alti, circa un terzo di quelli registrati in tutta la Svezia. 

La ripresa economica

Questi dati, uniti a quelli delle case di riposo, hanno provocato pesanti critiche interne, tanto che il premier Lofven è sembrato a un certo punto intenzionato ad aumentare le restrizioni, avocando a sè maggiori poteri per la gestione dell'emergenza. Ma la strategia, a oggi, non è cambiata. A sostegno del governo, del resto, vi è un largo fronte politico e soprattutto economico. "Ho molta fiducia nelle autorità svedesi", ha dichiarato l'ad di Volvo Cars, Hakan Samuelsson, a chi gli chiedeva un giudizio sulla strategia di Lofven, la cui popolarità è aumentata proprio nelle settimane della pandemia.

Lasciando (quasi) tutto aperto, infatti, il premier potrebbe avere dato un vantaggio competitivo al suo Paese rispetto agli altri dove è stato attuato il lockdown: "La strategia svedese anti Covid-19 potrebbe alla fine tradursi in una contrazione economica più piccola, anche se storicamente profonda, rispetto al resto dell'Europa", dice l'economista della Hsbc Global Research, James Pomeroy. "Se la curva di infezione si appiattirà presto, l'economia potrebbe essere in una posizione migliore per rimbalzare", ha detto.

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In un articolo di Bloomberg, Pomeroy ha sottolineato alcune caratteristiche svedesi che potrebbero aiutare il Paese ad affrontare l'attuale crisi. Più della metà delle famiglie svedesi è costituita da una sola persona, il che facilita il distanziamento sociale. Più persone lavorano da casa che in qualsiasi altra parte d'Europa e tutti hanno accesso a Internet veloce, che aiuta grandi gruppi di forza lavoro a rimanere produttivi lontano dall'ufficio. Queste caratteristiche potrebbero tornare utili anche nel caso di una seconda ondata di Covid-19. E starebbero già aiutando oggi a far ripartire l'economia più velocemente che altrove. Con buona pace di anziani e immigrati. 

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