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Venerdì, 1 Marzo 2024
Il prezzo da pagare / Svezia

Svezia estrada in Turchia presunto militante del Pkk, l'ingresso nella Nato più vicino

Ankara per eliminare il suo veto all'adesione del Paese scandinavo all'Alleanza atlantica ha chiesto che gli vengano consegnati diversi ricercati che avevano fatto domanda d'asilo nella nazione

Ieri la Svezia ha estradato in Turchia un uomo curdo con presunti legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). Si tratta di una mossa che avvicina sempre più il Paese verso l'ingresso nella Nato, su cui il presidente Recep Tayyip Erdogan ha deciso di mettere il veto fino a quando Stoccolma non soddisferà tutte le sue richieste, tra cui quella appunto di estradare presunti militanti del Pkk e altre organizzazioni ritenute terroristiche nella nazione.

Secondo quanto riferito oggi dall'agenzia di stampa statale turca Anadolur, l'uomo estradato sarebbe Mahmut Tat, che aveva chiesto asilo in Svezia nel 2015 dopo essere stato condannato in Turchia a sei anni e 10 mesi per presunti legami con il gruppo militante curdo Pkk. La televisione di stato turca Trt ha dichiarato che Tat è stato mandato in un carcere di Istanbul sabato. A maggio, Svezia e Finlandia hanno chiesto di aderire alla Nato in risposta all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, ma si sono scontrate con le obiezioni della Turchia, che ha accusato i due Paesi di ospitare militanti del vietato Pkk e di altri gruppi.

L'elezione di un nuovo governo in Svezia ha recentemente allentato le tensioni e questa settimana il capo della diplomazia turca ha dichiarato che i due Paesi hanno compiuto "passi positivi". "Il nuovo governo svedese è più determinato del precedente e ne siamo lieti", ha dichiarato Mevlut Cavusoglu. "Hanno apportato modifiche legislative e tutto questo è un passo positivo", ha aggiunto in una conferenza stampa a Bucarest, a margine della riunione dei capi della diplomazia della Nato. Altri ricercati che la Turchia vorrebbe gli venissero consegnati sono persone con presunti legami con Fethullah Gulen, un religioso turco che vive negli Stati Uniti ed è accusato di aver orchestrato il fallito colpo di Stato del 2016 contro Erdogan.

Stoccolma e Helsinki negano di ospitare militanti, ma si sono impegnate a cooperare con Ankara per affrontare pienamente le sue preoccupazioni in materia di sicurezza e a revocare gli embarghi sulle armi. La Nato prende le sue decisioni per consenso, il che significa che entrambi i Paesi richiedono l'approvazione di tutti e 30 i Paesi. Al momento oltre alla Turchia solo l'Ungheria non ha ancora dato il suo ok all'ingresso nel club, anche se ha promesso che lo farà a gennaio.

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