La Svezia comincia ad avere paura, vietati gli assembramenti di più di otto persone

Neanche durante la prima ondata il limite era stato così basso, in primavera era di 50. Il premier Löfven: "La situazione peggiorerà. Assumetevi la responsabilità di fermare la diffusione del coronavirus"

La stazione di Stoccolma - foto Ansa/Amir Nabizadeh

Nella gran parte dei Paesi, che alle prese con la seconda ondata di coronavirus in moti casi hanno ordinato un secondo lockdown, verrebbe quasi considerata una decisione troppo morbida. Ma per la Svezia è una piccola rivoluzione. Il governo di Stoccolma ha deciso di vietare tutti gli assembramenti di più di otto persone, una forte stretta al limite che era stato addirittura portato da poco a 300, e che non era stato così basso nemmeno la scorsa primavera, quando era di 50 persone. Un segnale forse che il sistema dell'impegno volontario contro la pandemia comincia a scricchiolare.

L'appello del premier

“Questa sono le nuove norme per l'intera società, per tutta la Svezia. Non andare in palestra. Non andare in biblioteca. Non organizzate cene. Non fare feste. Annullate", ha chiesto il premier Stefan Löfven, secondo cui si stratta di "una misura invadente, ma del tutto necessaria". Il paese è quello che a livello mondiale ha scelto la strategia più soft contro la pandemia di Covid-19, scelta dall'epidemiologo di Stato Anders Tegnell, nonostante durante la prima ondata abbia avuto in proporzione il numero di contagi, e purtroppo anche dei morti, più alto del mondo. Quasi tutto è stato lasciato alla disciplina dei cittadini, a cui veniva chiesto semplicemente di mantenere il distanziamento fisico, con i ristoranti, i negozi, le palestre e le scuole (tranne superiori e università durante la prima ondata) che non sono mai stati schiusi, così come mai è stato imposto l'uso di mascherine.

La seconda ondata è arrivata

Inizialmente la seconda ondata sembrava aver risparmiato la nazione scandinava di circa 10 milioni di abitanti, cosa che faceva pensare che si fosse formata anche una certa immunità di gregge, poi il numero dei casi ha iniziato a crescere. Per provare a fermarlo sono state disposte misure più severe, ma sempre volontarie, nelle regioni più colpite, che però piano piano sono diventate 17 su 20, con il suggerimento di evitare i mezzi pubblici, i centri commerciali, i musei, le palestre e le piscine. Ma quanto pare non è bastato. Venerdì, l'ultimo giorno per cui sono disponibili i dati, la Svezia ha segnalato il numero più alto di nuovi casi, 5.990, arrivando a un totale di 177.355 con 6.164 decessi, e facendo segnare un aumento dei contagi che è arrivato al 50% a settimana. "Molte persone sono stanche di questa situazione e lo capisco molto, molto bene" ma "al momento, non importa. Dobbiamo fare quello che dobbiamo fare", ha dichiarato Löfven nell'annunciare la stretta sugli incontri, che entrerà in vigore il 24 novembre.

La libertà nella sfera privata

Il nuovo limite di otto persone si applica solo alle riunioni pubbliche come eventi sportivi e culturali, e al numero di commensali ammessi al tavolo in un ristorante, ma il governo non può vietare le riunioni private nelle case. “La situazione peggiorerà. Fate il vostro dovere e assumetevi la responsabilità di fermare la diffusione del virus”, ha ripetuto per ben due volte in conferenza stampa il premier, lamentando che se “in primavera abbiamo assistito a una grande ubbidienza alle regole”, e quindi allora “era sufficiente dare dei consigli di comportamento per convincere la maggior parte delle persone a mantenere le distanze e annullare i propri programmi, ora c'è meno conformità" alle regole.

Nessuna sconfessione della strategia

"Nelle ultime settimane, le raccomandazioni sono state rafforzate e sono state adottate misure forti. Nonostante ciò, il comportamento non è ancora cambiato abbastanza da cambiare la situazione e la curva del contagio sta ancora andando nella direzione sbagliata", ha dichiarato la ministra della Salute, Lena Hallengren. Le nuove norme però non significano che la Svezia stia andando verso un vero e proprio confinamento. "Non crediamo in un lockdown totale, crediamo che le misure che stiamo mettendo in atto siano quelle giuste", ha garantito Löfven.

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