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Gli svedesi scaldano i motori per le vacanze, da giugno si viaggia col passaporto per vaccinati

Stoccolma vuole permettere agli 'immuni' anche di partecipare a eventi sportivi e culturali, oggi rigorosamente vietati al pubblico. La Grecia aveva avanzato la proposta in sede Ue, ma la maggioranza dei leader è scettica, vista l'attuale carenza di dosi

La Svezia ha annunciato l’introduzione di certificati vaccinali digitali che permetteranno a chi ha già ricevuto la dose immunizzante anti-Covid di riprendere a viaggiare. L’idea del Governo di Stoccolma - che riprende quanto già previsto dal ‘vicino’ esecutivo danese - è quella di consentire ai cittadini vaccinati di viaggiare all’estero e rientrare in Svezia senza restrizioni. Tuttavia, il Paese scandinavo potrebbe legare alla titolarità del passaporto vaccinale anche il permesso di partecipare ad eventi sportivi o culturali, oggi non accessibili dal vivo per colpa delle misure di distanziamento sociale.

Svedesi e danesi in sintonia

Il Governo ha affermato che inizierà a emettere i documenti digitali a partire da giugno. Una scelta che “renderà facile e veloce dimostrare che la vaccinazione è stata completata”, ha affermato in una nota il ministro svedese allo Sviluppo digitale, Anders Ygeman. Un annuncio dello stesso tipo è arrivato negli ultimi giorni anche dalla Danimarca, dove il Governo mira a introdurre un registro online al quale si potrebbe accedere per verificare l’avvenuta vaccinazione di un individuo. Nonostante l’idea del cosiddetto passaporto vaccinale abbia trovato terreno fertile in Nord Europa, la sua paternità è decisamente più mediterranea. 

La campagna di vaccinazione a rilento

Il primo Governo a proporne l’introduzione è stato infatti quello greco, subito sostenuto anche dall’esecutivo portoghese, al quale spetta la presidenza di turno del Consiglio Ue. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis si era rivolto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con l’obiettivo di promuovere l’introduzione del un passaporto per vaccinati. Atene mirava così a garantire il ripristino più rapido possibile della libertà di movimento tramite un incentivo alla vaccinazione che avrebbe aperto alla garanzia - ad esempio - che chi ha già ricevuto le dosi non debba fare un test o sottoporsi alla quarantena ogni volta che si reca in un altro Paese dell’Unione. La Commissione ha inizialmente sostenuto la proposta, che è stata discussa all’ultimo vertice dei leader in videoconferenza. Ma alla fine si è deciso di rinviare il tema in attesa che la possibilità di vaccinazione venga effettivamente garantita a tutti i cittadini europei. In assenza di dosi - è stato il ragionamento dei leader - non ha senso legare vantaggi legali ai pochi vaccinati.

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