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Domenica, 28 Novembre 2021
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Quei Paesi dove il suicidio è ancora un reato

Un rapporto punta il dito contro la criminalizzazione di chi tenta di togliersi la vita. Che esiste ancora in oltre 20 Stati del mondo

Il suicidio strappa ogni anno 700 mila vite umane che si spengono nell’ombra, lasciando un vuoto incolmabile nelle rispettive famiglie e gruppi di amici. In tanti Paesi chi si toglie la vita commette addirittura un crimine che rende i vulnerabili passibili di sanzioni pecuniarie o anni di detenzione. La gran parte delle giurisdizioni che puniscono il suicidio, una ventina di Paesi in tutto secondo un recente studio, applicano la legge islamica della sharia. Regole che rendono ancora più solo chi si sente schiacciato sotto il peso della vita. Contro lo Stato, contro Dio, contro se stessi. 

Secondo un recente rapporto dell’organizzazione United for Global Mental Health e della Thomson Reuters Foundation, nel 2019 oltre una morte su cento è avvenuta per mano della stessa persona deceduta. “La depenalizzazione del suicidio - si legge nel rapporto - è stata concordata come misura efficace per aiutare a porre fine alle morti per suicidio da tutti i ministri della Salute che hanno approvato il piano d'azione per la salute mentale dell'Organizzazione mondiale della sanità” nel maggio 2021. 

Tuttavia, in molte nazioni anche i giovanissimi possono essere perseguiti per tentato suicidio. In Nigeria, ad esempio, i bambini di appena sette anni possono essere arrestati, processati e puniti, afferma il rapporto. Gli altri Paesi che puniscono il suicidio sono: Arabia Saudita, Bahamas, Bangladesh, Brunei, Ghana, Guyana, Kenia, Malawi, Malesia, Birmania, Nigeria, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Qatar, Santa Lucia, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Tonga e Uganda.

“La criminalizzazione del suicidio è controproducente, non impedisce alle persone di togliersi la vita”, ha affermato Sarah Kline, co-fondatrice di United for Global Mental Health. Il reato di suicidio, anzi, “dissuade le persone dal cercare aiuto in un momento di crisi acuta e può impedire ai soggetti vulnerabili di ricevere il supporto di cui hanno bisogno per la loro salute mentale”.

Il suicidio, seppure invisibile alla gran parte della società, rimane una delle principali cause di morte in tutto il mondo. Ogni anno muoiono più persone a causa del suicidio che per colpa dell'Hiv, della malaria, del cancro al seno o persino dei conflitti armati. A questi dati se ne aggiunge uno ancora più inquietante: per ogni persona che muore di suicidio, altre venti hanno tentato di togliersi la vita.

Nelle Isole Cayman il suicidio è stato depenalizzato nel dicembre 2020 dopo che una campagna ha evidenziato che solo il 5 per cento dei ragazzi e dei giovani in difficoltà stava cercando aiuto per colpa dello stigma causato in parte dalla criminalizzazione del suicidio. Una vicenda che ricorda come il suicidio vada trattato come un problema di salute mentale, anziché come un crimine.

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