Aiuti all'Italia un “suicidio politico”. Le reazioni degli alleati di Salvini e Meloni al fondo Ue anti-Covid

La destra europea accusa il “colpo di Stato” della Commissione per lo stanziamento di 750 miliardi a sostegno dei Paesi più colpiti dal coronavirus. E l’amico della Lega Meuthen fa il tifo per i ‘frugali’

Il piano della Commissione europea di stanziare 750 miliardi di euro in risorse-extra all’interno del prossimo bilancio per contrastare gli effetti devastanti del coronavirus non ha fatto breccia nei cuori nazionalisti e degli alleati al Parlamento europeo della Lega e di Fratelli d’Italia. La proposta dell’esecutivo europeo “è un colpo di stato” secondo Derk Jan Eppink del gruppo dei Conservatori e Riformisti (di cui fa parte anche la formazione di Giorgia Meloni). Parole simili arrivano dal vicepresidente di Identità e Democrazia (il gruppo della Lega), Jorg Meuthen, per il quale il piano di aiuti è “un vero e proprio suicidio politico”. 

"Forza frugali"

“Speriamo che i Governi di Danimarca, Svezia, Austria e Paesi Bassi ci salvino”, aggiunge Meuthen, confessando di fare il tifo per i cosiddetti Stati ‘frugali’, contrari a ogni tipo di stanziamento a fondo perduto da parte dell’Ue a vantaggio dei Paesi in difficoltà. Nonostante l’appartenenza politica alla famiglia socialista degli esecutivi di Svezia e Danimarca, il tedesco Meuthen si appella a loro per fermare “il regalo della Commissione europea”. “Saranno poi i contribuenti a dover ripagare tutto questo come se il domani no esistesse. È irresponsabile, una vera e propria presa in giro”, conclude l’alleato tedesco di Matteo Salvini.

Il portafogli degli olandesi

“Siamo alle soglie di un trasferimento di competenze senza precedenti, attraverso cui il portafogli di qualcuno passerebbe ad altri”, va giù duro anche Eppink, eurodeputato olandese del gruppo Ecr. “I veti sono possibili - spiega il politico, convergendo con quanto espresso da Meuthen - e questo vale sia per il quadro finanziario pluriennale, che per tasse europee come quelle che vengono ventilate, ma anche per eventuali indebitamenti della Commissione che violerebbero peraltro l’articolo 311 del Trattato”.

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Le procedure di approvazione

Eppink, con un passato da funzionario della Commissione europea (fece parte del gabinetto di Frits Bolkestein), in materia di procedure ha perfettamente ragione. L’esecutivo europeo dovrà infatti chiedere l’approvazione delle misure proposte ieri a tutti i 27 Governi che a loro volta dovranno interpellare i rispettivi Parlamenti. “A un certo punto è bene anche sentire il parere delle persone che devono pagare”, auspica Eppink, paventando l’ipotesi di una consultazione popolare o delle ordinarie elezioni politiche. 

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