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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Diritti negati / Polonia

Scopre che il figlio nascerà morto e minaccia il suicidio, ma i medici le negano l'aborto

Nuovo scandalo in Polonia: il personale sanitario ha rifiutato l'interruzione di gravidanza per non avere guai con la giustizia

Quando ha scoperto che il suo bambino sarebbe nato morto per via di una grave malformazione del cranio, è entrata in depressione e ha minacciato il suicidio. Ma nonostante questo, i medici dell'ospedale dove era in cura le hanno negato l'aborto. Torna a suscitare aspre polemiche in Polonia la legge varata dal governo di centrodestra che nega l’interruzione di gravidanza in tutte le circostanze, salvo in caso di stupro o di un incesto o nell'eventualità di estremo di pericolo di vita per la madre.

La legge, già di per sé estremamente restrittiva, lo sta diventando ancora di più nella pratica, con interventi negati anche in caso di rischio della vita delle donne. L'episodio più eclatante è stata la morte di una giovane, costretta a partorire nonostante una situazione clinica più che preoccupante e con il feto destinato comunque a non sopravvivere al parto. Il dramma aveva sollevato proteste in tutto il Paese e il governo si era affrettato a diramare una comunicazione agli ospedali in cui di fatto scaricava la colpa sui medici, invitandoli a un'applicazione migliore delle norme. Ma il nuovo caso, avvenuto all'ospedale di Bialystok, a nord-est di Varsavia, sembra dimostrare che la lezione non è stata appresa.

Come nel caso precedente, anche stavolta i medici si sono trovati dinanzi a un feto destinato a morire. Al bambino, infatti, era stata diagnosticata l'acrania, una malattia congenita a causa della quale il cranio non cresce. Alla notizia, la donna ha avuto un crollo psicologico e ha chiesto di poter abortire affidandosi al supporto di una Ong che si occupa della salute delle donne, Federa. La clinica però si è rifiutata di procedere all'interruzione di gravidanza citando il parere di un'associazione di giuristi ultraconservatori, Ordo Iuris, la stessa che ha promosso la riforma della legge sull'aborto e che è nota anche per la battaglia contro la comunità Lgbt. Secondo il parere di Ordo Iuris, "la depressione non è pericolosa per una donna incinta".

Un parere che non ha tenuto conto delle minacce di suicidio espresse dalla donna e confermate da due psichiatri, entrambi i quali le hanno diagnosticato un disturbo psicotico causato dalla notizia della malformazione del feto e aggravato dall'impossibilità di abortire, racconta Notes from Poland. "La continuazione della gravidanza espone la paziente al rischio di deterioramento psicologico", hanno scritto gli psichiatri. "Pertanto, l'interruzione della gravidanza dovrebbe essere considerata". "Quando ci ha chiamato, era in un pessimo stato mentale, ripeteva che non poteva farcela, che si sarebbe uccisa", ha detto Krystyna Kacpura di Federa.

Jan Kochanowicz, il direttore dell'ospedale di Bialystok al centro delle nuove polemiche, si è difeso accusando la legge di essere "poco chiara", con "nessuna linea guida specifica su quali condizioni mediche possono essere considerate una minaccia alla salute o alla vita di una donna". "Comprendiamo la tragedia di questa paziente e siamo solidali con lei", ha aggiunto il direttore dell'ospedale. Un anno fa, prima dell'entrata in vigore della sentenza, ci sarebbe stata una decisione "inequivocabile" sulla concessione dell'aborto, ha assicurato. Ordo Iuris, si è espresso a sostegno dell'ospedale, dichiarando che ha applicato correttamente la sentenza e quindi "ha salvato un bambino". Giusto il tempo di nascere e morire, aggiungiamo noi.

Pare che comunque la donna sia riuscita ad abortire, scrive Polsat News. Non è chiaro se in un altro ospedale in Polonia o all'estero. Del resto, da quando è entrata in vigore la nuova legge, gli aborti legali in Polonia, che aveva già una delle leggi più severe in Europa, sono diminuiti del 65 per cento, favorendo i viaggi all'estero. Nell'ultimo anno, l'ong "Aborto senza frontiere" ha aiutato 34mila donne provenienti dalla Polonia ad accedere all’interruzione di gravidanza in altri Paesi Ue, un numero che rappresenta solo una frazione del totale di coloro che necessitano di sostegno per accedere a questo servizio. In una risoluzione approvata lo scorso mese, il Parlamento europeo ha invitato i Paesi membri a cooperare più efficacemente per facilitare l'accesso transfrontaliero ai servizi abortivi, ad esempio garantendo alle donne polacche l'accesso a un aborto gratuito e sicuro in altri sistemi sanitari nazionali, cosa che sta già facendo da tempo il Belgio e che due settimane fa ha iniziato a fare anche l'Olanda.

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