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Sabato, 22 Gennaio 2022
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No alla condivisione dei brevetti sui vaccini? Il Sudafrica prova a "copiare" Moderna

Le promesse dell'Occidente non hanno aiutato il continente africano, dove solo il sei per cento della popolazione è stato immunizzato contro la malattia

Stanca delle promesse dell'Occidente, una piccola società biotecnologica sudafricana sta sfidando il gigante farmaceutico Moderna, "copiando" il suo vaccino contro il Covid-19. Afrigen Biologics and Vaccines, così si chiama l'azienda, è preoccupata per la situazione in cui verte l'Africa. Il Continente, nonostante le promesse di donazione di vaccini da parte di Europa e Stati Uniti, presenta il tasso di vaccinazione più basso al mondo, appena il 6 per cento. Ma nonostante questo, le case farmaceutiche non hanno intenzione di condividere i propri brevetti, rendendo così impossibile una produzione in loco e un accelerazione della campagna. Ora però, con l'insorgere di nuove varianti, la vaccinazione appare ancora più fondamentale, dato che il coronavirus continuerà a mutare e a diffondersi finché una grandissima parte della popolazione mondiale non sarà vaccinata.

La "replica"

Per questo, il team della Afrigen Biologics and Vaccine, che fa parte del consorzio creato dall'Oms per affrontare lo squilibrio globale in materia di produzione di vaccini Covid, ha deciso di provare a "replicare" il vaccino di Moderna, ma, dato che il gigante statunitense si rifiuta di rivelare le informazioni relative alla formula Afrigen ha usato informazioni pubbliche e l'aiuto di consulenti esterni per replicare la "ricetta".

E ora, con la sequenza genetica per il vaccino in mano, l'azienda si sta preparando a sviluppare il primo campione di laboratorio completo, che poi confronterà con la versione di Moderna. Ciò che sperano è riuscire a sviluppare una versione che sia meno costosa dell'originale e che non richieda il congelamento. Nel caso in cui il loro tentativo dovesse rivelarsi un successo l'azienda ha dichiarato che condividerà la tecnologia con altri produttori nei Paesi in via di sviluppo, per evitare di incrementare ulteriormente le disuguaglianze che hanno fatto sì che gli Stati più poveri dovessero lottare per avere accesso ai vaccini durante la peggiore pandemia dell'ultimo secolo.

La risposta di Moderna

Il gigante statunitense non ha attualmente rilasciato dichiarazioni sulla vicenda ma sulla questione brevetti e strategia vaccinale in Africa agisce in modo "particolare". Se da un lato l'azienda americana ha rifiutato di condividere la ricetta del suo vaccino, nonostante le pressioni dell'Onu, dall'altro, ha dichiarato che non perseguirà coloro che sono stati trovati a violare i suoi brevetti relativi al Covid, il che equivale a una rinuncia informale alla proprietà intellettuale. Allo stesso tempo, lo scorso mese l'azienda statunitense ha annunciato che avrebbe speso fino a 500 milioni di dollari per costruire il proprio impianto di vaccini in Africa, con Senegal, Ruanda e Sudafrica come possibili siti, per produrre fino a 500 milioni di dosi di vaccini mRna ogni anno.

La loro strategia ha portato Fatima Hassan, un'avvocatessa per i diritti umani che dirige la Health Justice Initiative in Sudafrica, ad accusarli di "strategie deliberate di divide et impera" non sostenendo il polo tecnologico di cui Afrigen fa parte e poi annunciando che avrebbe costruito il proprio impianto di vaccini in Africa.

La questione dei brevetti

All'Organizzazione Mondiale del Commercio, i ministri del commercio dovevano iniziare le riunioni martedì su una proposta controversa del Sudafrica e dell'India di rinunciare temporaneamente ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini e le terapie del coronavirus o trovare un modo per permettere ai paesi in via di sviluppo di accedere alle tecnologie. Ma la riunione è stata rinviata a causa della variante omicron e per ora nessuna nuova data è stata fissata, spiega il Washington Post.

Moderna ha anticipato tutti, rincinciando informalmente ai sui diritti sul brevetto. Ma secondo, Marie-Paule Kieny, una virologa francese che presiede il pool di brevetti di medicina sostenuto dalle Nazioni Unite, l'informalità della rinuncia, potrebbe, una volta finita la pandemia, portare a non pochi problemi per le aziende che si saranno servite della formula "copiata" a Moderna. Secondo Martin Friede, coordinatore dell'Iniziativa per la ricerca sui vaccini dell'Oms, che sta guidando lo sforzo di trasferimento tecnologico in Africa, qualsiasi azienda che porta il vaccino Afrigen alla produzione commerciale potrebbe alla fine aver bisogno di una licenza da Moderna.

Lo squilibrio di potere

I Paesi africani dipendono storicamente dai donatori occidentali e dai programmi sostenuti dalle Nazioni Unite come l'alleanza per i vaccini nota come Gavi, una partnership di donatori e aziende farmaceutiche che acquista vaccini a prezzi inferiori e li rende disponibili per i paesi che ne hanno bisogno. Covax, un mercato di vaccini che doveva assicurare le inoculazioni di coronavirus per i paesi in via di sviluppo, ha lottato per accedere a forniture sufficienti durante la pandemia, ma dato il bassissimo tasso di vaccinazione questo non è stato sufficiente.

Richard Hatchett, che dirige la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations che sta gestendo la fornitura di vaccini ai paesi poveri attraverso Covax, ha riconosciuto che la concentrazione della produzione di vaccini in una manciata di paesi, ovvero Stati Uniti, Europa, India e Cina, ha portato a disuguaglianze di fornitura globale.

"La pandemia ha rivelato che il sistema che avevamo e il modo in cui avevamo configurato la produzione di vaccini non era in grado di produrre un risultato equo per il mondo o anche un risultato efficiente per il mondo", ha detto Hatchett. "È un dibattito che il mondo ha bisogno di fare". "È abbastanza incredibile che, dati i finanziamenti pubblici e gli investimenti pubblici, non ci sia una sola licenza di produzione per il Sud del mondo. È tutto 'fill and finish'', ha aggiunto, riferendosi a un contratto esistente con Johnson & Johnson in cui le strutture sudafricane danno gli ultimi ritocchi ai vaccini ma non hanno accesso alla loro ricetta. "Queste aziende stanno giocando a fare Dio".

La mancanza di aiuti da parte dei grossi produttori di vaccini sta facendo perdere del tempo importante nella lotta al virus, in questo specifico caso, se Moderna condividesse le informazioni, ha detto l'amministratore delegato di Afrigen Petro Terblanche, l'azienda potrebbe produrre una replica entro un anno. Senza di essa, la stima del tempo si gonfia a tre anni.

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