Così le armi europee alimentano il conflitto in Sud Sudan, nonostante l'embargo

La guerra civile ha causato dal 2013 oltre 400mila morti 4 milioni di sfollati, anche utilizzando armamenti provenienti dall'Ue

Ansa EPA/MARWAN ALI

Il Sudan del Sud è lo Stato più giovane del mondo ma la sua breve storia è a dir poco travagliata. È diventato indipendente il 9 luglio 2011 ma nel 2013 al suo interno è scoppiata una guerra civile tra le forze governative del presidente Salva Kiir Mayardit di etnia dinka e quelle fedeli all'ex vicepresidente Riek Machar di etnia nuer. Dallo scoppio del conflitto un terzo dei 12 milioni di abitanti del Paese sono stati costretti a fuggire dalle loro case e uno studio finanziato dagli Stati Uniti, pubblicato a settembre, ha scoperto che circa quattrocentomila persone sono state uccise in cinque anni di combattimenti. E queste persone sono state uccise anche con armi provenienti dall'Unione europea, nonostante Bruxelles abbia imposto un embargo che risale a molto prima dell'indipendenza, addirittura al 1994.

Come racconta il Telegraph un'indagine di quattro anni condotta da ricercatori sulle armi utilizzate nella guerra ha rilevato che gli armamenti di Bulgaria, Slovacchia e Romania sono stati spediti forze governative nel Sud Sudan. L'indagine, condotta da Conflict Armament Research (Car), ha analizzato le armi sequestrate, i documenti commerciali, la corrispondenza del governo e i piani di volo per fornire le informazioni precise su come le armi vengono incanalate nella guerra. "Le nostre indagini si basano su un monitoraggio completo sul territorio, sulle armi utilizzate in uno dei conflitti più letali in Africa", ha dichiarato James Bevan, direttore esecutivo di Car.

"Le nostre squadre sul campo hanno documentato fisicamente la presenza di centinaia di armi e oltre 200mila munizioni. Il risultato è un quadro di come i divieti di trasferimento di armi alle parti belligeranti siano falliti". I ricercatori affermano che le armi sono arrivate grazie a un trucco. Quelle di piccolo calibro e le munizioni venivano formalmente esportate in Uganda, il vicino del Sud Sudan, ma nei fatti finivano nelle mani del Sudan People's Liberation Army (Spla) del presidente Kiir e dei suoi alleati. L'Uganda infatti che funge da intermediario ma in realtà supporta la fazione governativa. Non solo. Addirittura lo studio afferma che una rete di compagnie ugandesi e statunitensi, controllate da cittadini britannici, israeliani, ugandesi e americani, ha procurato allo Spla un jet militare statunitense e un aereo spia austriaco.

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