Non la violenza ma il consenso fondamentale per definire lo stupro, svolta in Danimarca

Le associazioni in difesa dei diritti delle donne festeggiano per la scelta del Governo di Copenaghen di concentrare indagini e valutazioni dei giudici sulla scelta della presunta vittima, anziché sui segni di violenza

No vuol dire no, a prescindere dai segni di violenza. Dalle associazioni femministe è arrivato pieno sostegno all’iniziativa del Governo danese di riformare le leggi sulla violenza sessuale per spostare l’attenzione di inquirenti e giudici dai segni di violenza e coercizione sulla presunta vittima all’esame del consenso.

Per determinare se uno stupro ci sia stato o meno, le autorità competenti dovranno quindi valutare il comportamento della presunta vittima. Un partner sessuale potrebbe infatti esprimere il proprio consenso verbalmente o “indirettamente” a seconda delle circostanze, spiega il ministro della Giustizia, Nick Haekkerup, precisando che “il linguaggio sessuale può andare oltre le parole”.

“Stiamo passando da un sistema in cui dovevano esserci coercizione e violenza perché si trattasse di stupro, a uno in cui ci deve essere il consenso” perché si possa escludere la fattispecie di reato, ha aggiunto il ministro in conferenza stampa.

La Federazione delle donne danesi ha accolto con soddisfazione quella che considera una “vittoria storica per la legalità e il diritto di prendere decisioni sessuali”. La riforma annunciata dal Governo della Danimarca gode del sostegno della maggioranza in Parlamento e dovrebbe essere adottata entro la fine dell'anno.

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Secondo Amnesty International, delle oltre 5.000 donne danesi che nel 2017 sono state stuprate o soggette a un tentato stupro, solo 890 si sono presentate alla polizia: 535 denunce hanno dato luogo a indagini e solo 94 a condanne. “Alla base di questo basso livello di condanne - sostengono gli attivisti - vi sono pregiudizi profondamente radicati all’interno del sistema giudiziario, la mancanza di fiducia nel sistema nel suo complesso, il timore di non essere credute e il senso di auto-colpevolizzazione”. La Danimarca - prosegue Amnesty - ha uno dei più alti tassi di stupro in Europa, leggi inadeguate, miti e stereotipi di genere diffusi e pericolosi. “Tutto questo conduce, inevitabilmente, a un’impunità endemica per gli stupratori”, concludo gli attivisti.

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