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Giovedì, 30 Maggio 2024
Il dibattito

L'Ue apre alle "strutture fisiche" alle frontiere ma resta il 'no' ai muri anti migranti

Da più parti stanno arrivando richieste affinché Bruxelles sostenga la costruzione e il mantenimento di barriere ai suoi confini. La commissaria agli Affari interni Johansson: "Non sono una soluzione"

La commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, ha aperto all'utilizzo di fondi europei per finanziare l'implementazione di "infrastrutture fisiche" alle frontiere esterne dell'Unione europea come risposta all'aumento della migrazione irregolare. La politica svedese ha però insistito sul suo rifiuto di finanziare muri o barriere con filo spinato con i soldi del bilancio dell'Ue, sostenendo che "non sono una soluzione" al fenomeno.

"Gli Stati membri sono meglio equipaggiati per la protezione delle frontiere e se vogliono costruire muri per me va bene. Ma quando si tratta di fondi comunitari, abbiamo altre priorità visto anche il fatto che ho sei miliardi di budget per tutti i Paesi dell'Ue nell'arco di sei anni", ha detto Johansson in un'intervista a un gruppo di agenzie internazionali, tra cui l'Ansa, sottolineando che la Commissione potrà finanziare "alcune strutture fisiche alle frontiere" ma nulla di più. "In generale c'è troppa attenzione su questi muri, che hanno un valore simbolico ma servono poco".

"La crisi afghana ci ha mostrato che si possono usare metodi alternativi per risolvere una crisi, come quando abbiamo evacuato nei Paesi Ue oltre 36mila persone, piuttosto che aspettare che la gente si accampi davanti alle reti. E anche in quella fase c'era chi voleva costruire subito dei muri", ha poi aggiunto. L'Ue, ha sottolineato, ha un "approccio consolidato" di non finanziare muri e recinzioni, "se vogliamo gestire i flussi migratori, dobbiamo farlo prima che le persone arrivino alle nostre frontiere esterne", ha aggiunto. La commissaria ha ricordato come i fondi a disposizione dell'Ue per la protezione delle frontiere "non siano illimitati", per cui occorre piuttosto "avere un approccio pragmatico", focalizzandosi su cosa "poter fare meglio con i fondi europei".

Il tema della costruzione di muri alle frontiere dell'Ue è tornato alla ribalta in questi giorni, in vista del Consiglio europeo straordinario del 9-10 febbraio,che affronterà proprio il tema della gestione dei flussi migratori. Secondo l'agenzia Frontex, l'anno scorso gli ingressi irregolari nell'Ue sono aumentati del 64% fino a 330mila, il livello più alto dal 2016. La rotta dei Balcani occidentali è la più utilizzata, con un numero di passaggi più che raddoppiato in un anno. In questo contesto, sempre più Stati membri, al momento 12 (Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia) chiedono alla Commissione di modificare i testi in modo che l'Unione finanzi i "muri".

Questo è "legalmente possibile" e rientra nelle competenze della Commissione, aveva dichiarato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nel 2021. Adesso anche il gruppo più numeroso del Parlamento europeo, quello del Partito popolare, si è detto favorevole alla cosa in documento programmatico contro i flussi irregolari che ha appena prodotto. Dei leader europei l'ultimo a esprimersi pubblicamente è stato il cancelliere austriaco Karl Nehammer, che ha chiesto alla Commissione di finanziare con due miliardi il rafforzamento e il mantenimento della barriera che separa la Bulgaria e la Turchia.

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