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“La stretta Bce costerà 15 miliardi alle banche italiane”. Salvini: “Irresponsabili”

Le previsioni di Mediobanca sui crediti deteriorati, ma Intesa Sanpaolo e altri istituti finanziari affermano: nessun impatto significativo per le richieste di Francoforte a Mps

Quindici miliardi di euro. È questo il conto che il sistema bancario italiano potrebbe dover pagare secondo Mediobanca a causa della 'stretta' della Bce sui crediti deteriorati, nel caso in cui la richiesta fatta a Monte dei Paschi di Siena di azzerare il valore dei crediti dubbi entro il 2026 venisse estesa anche al resto del sistema bancario. Un'ipotesi che ha fatto andare su tutte le furie il vicepremier Matteo Salvini che ha parlato di “irresponsabilità” da parte di Francoforte, ma che però non è condivisa da altri istitui finanziari che sono molto più cauti sull'ipotesi.

Le previsioni di Mediobanca

"Non è chiaro se questo controverso approccio allo stock (degli npl, ndr) si realizzerà", scrive Mediobanca che prevede un'accelerazione nella vendita degli npl da parte delle banche allo scopo di evitare la loro completa svalutazione. Ipotizzando che la vendita degli npl (sofferenze) venga fatta al 25% del valore nominale e quella degli utp (inadempienze probabili) e dei past due (esposizione scadute) al 35%, il sistema dovrebbe fare i conti con "15 miliardi di euro di accantonamenti addizionali". Con un costo compreso tra il 7 e il 14% dei profitti per Unicredit, Intesa e Credito Emiliano, tra il 30 e 40% degli utili per Bper, Popolare di Sondrio e Creval e tra il 50 e il 60% per Banco Bpm, Ubi e Mps. Equita, che riporta di aver avuto contatti con esponenti del sistema bancario, afferma che Mps "non è un benchmark per la copertura dello stock degli Npe (esposizioni non performanti)".

L'ira di Salvini

"Il nuovo attacco della vigilanza Bce al sistema bancario italiano e a Mps dimostra ancora una volta che l'Unione Bancaria, voluta dalla Ue e votata dal Pd, non solo non ha reso più stabile il nostro sistema finanziario, ma causa instabilità, colpendo i risparmi dei cittadini e un sistema bancario, come quello italiano, che aveva retto meglio di tutti alla grande crisi finanziaria del 2008", ha attaccato il leader della Lega Salvini che si chiede se “un'istituzione non politica può prendere con leggerezza decisioni che influiscono profondamente sulla vita e i risparmi dei cittadini” aggiungendo: “Indipendenza non vuol dire irresponsabilità”.

Altri istituti ottimisti

Ma le previsioni di Mediobanca non sono condivise da altri istituti finanziari. Equita, investment bank indipendente italiana, specializzata in consulenza finanziaria, che riporta di aver avuto contatti con esponenti del sistema bancario, afferma che Mps "non è un benchmark per la copertura dello stock degli Npe (esposizioni non performanti)". Secondo il broker l'estensione a tutte le banche italiane delle indicazioni fornite a Siena di azzerare il valore degli npl entro il 2026 "è troppo pessimistica" mentre è corretto presumere la richiesta di "un graduale aumento della copertura degli npe" e "eventualmente, la loro vendita". Secondo Equita Mps è infatti in una situazione "non comparabile" alle altre banche, alla luce di uno stock di crediti deteriorati che, nonostante il lavoro di pulizia degli ultimi due anni, è "molto alto" e superiore al resto del sistema. Anche Intesa Sanpaolo, come spiega in una nota, non ravvisa impatti significativi dell'intervento.

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