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Giovedì, 8 Dicembre 2022
La stretta / Russia

Stop ai turisti russi: Polonia e Stati Baltici non riconosceranno più i loro visti Schengen

Ulteriore stretta sulla possibilità per i cittadini del Paese governato da Putin di poter viaggiare in Europa, anche per motivi di turismo: “L'accesso all'Ue è un privilegio, non un diritto umano”

Gli Stati baltici e la Polonia chiuderanno quasi completamente le frontiere ai cittadini russi, rendendo di fatto sempre più difficile per loro poter entrare in Europa, anche per fare turismo. La stretta, secondo quanto annunciato da Estonia, Lettonia, Lituania e Varsavia, avverrà entro il 19 settembre. I capi di governo dei quattro Paesi membri hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta che "viaggiare nell'Unione europea è un privilegio, non un diritto umano", aggiungendo di ritenere "inaccettabile che i cittadini dello Stato aggressore possano viaggiare liberamente nell'Ue, mentre allo stesso tempo le persone in Ucraina vengono torturate e uccise".

Da settimane il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sta facendo pressione sull'Ue e gli Usa affinché vietino del tutto ai russi di viaggiare in Occidente, come forma di ritorsione contro l'invasione ordinata da Vladimir Putin ormai sei mesi fa. Nell'Unione al momento è già in vigore un divieto dei voli diretti da e per la Russia, ma molti turisti in possesso di visto raggiungono via terra le nazioni europee di confine e da lì prendono un aereo. Estonia, Lettonia, Lituania e Varsavia avevano già sospeso la concessione di visti, ma erano tenuti a rispettare quelli dell'area di libero movimento Schengen emessi da altre nazioni. Adesso con questo stop per i russi sarà molto più complicato e costoso venire in Europa e se anche Finlandia e Svezia dovessero imporre la stretta, di fatto sarebbero bloccate per i cittadini della Federazione tutte le vie di ingresso dirette all'Europa.

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Una delle rotte rimaste è quella della Turchia, visto che la Turkish Airlines opera ancora in Russia e quindi con uno scalo ad nel Paese anatolico si può ancora raggiungere una nazione dell'Unione, anche se i costi aumentano molto. La settimana scorsa i ministri degli Esteri dell'Ue avevano raggiunto un accordo sulla sospensione di un accordo del 2007 con Mosca che facilitava il rilascio dei visti, rendendo in questo modo adesso la pratica più difficile e costosa. I quattro Paesi hanno accolto con favore la decisione, ritenuta un primo passo, ma hanno sottolineato che sono necessarie ulteriori misure sia per limitare drasticamente il numero di visti rilasciati, soprattutto quelli turistici.

"Tra i cittadini russi che entrano nell'area Schengen, ci sono persone che arrivano con l'obiettivo di minare la sicurezza dei nostri Paesi, in quanto tre quarti dei cittadini russi sostengono la guerra di aggressione della Russia in Ucraina", si legge nella dichiarazione congiunta dei quattro premier, la lituana Ingrida Simonyte, il Krisjanis Karins, la estone Kaja Kallas e il polacco Mateusz Morawiecki. I quattro primi ministri hanno sottolineato che “la maggior parte dei visti è stata rilasciata a cittadini russi prima dell'aggressione su larga scala della Russia in Ucraina, in condizioni e considerazioni geopolitiche diverse”. Essendo le condizioni ora cambiate, quei visti per loro di fatto non sono più validi.

I quattro Paesi hanno sottolineato che "non si tratta di un vero e proprio divieto di ingresso e che rimarranno in vigore le eccezioni legittime concordate”, come quelle ad esempio per i dissidenti, i casi umanitari o le missioni diplomatiche. “Sosteniamo pienamente la necessità di continuare a sostenere gli oppositori del regime di Putin e di offrire loro la possibilità di lasciare la Russia", si legge nella dichiarazione congiunta.

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