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Giovedì, 8 Dicembre 2022
La protesta

Stop ai treni britannici: "È il più grande sciopero degli ultimi trent’anni"

I sindacati chiedono un aumento del 7% per adeguare i salari al costo della vita. Previsto il blocco di quattro tratte su cinque

“Non viaggiare, salvo urgenze”. Questa la raccomandazione affissa da oggi agli ingressi delle stazioni ferroviarie britanniche in vista dei tre giorni di mobilitazione dei lavoratori del settore. Lo sciopero cominciato oggi, che i sindacati hanno annunciato come “il più grande conflitto del settore dal 1989”, coinvolgerà una linea su due e lascerà fermi quattro treni su cinque nel Regno Unito. L’azione è stata convocata contro il no del governo agli aumenti salariali per adeguare le buste paga all’inflazione arrivata a un tasso annuo del 9% nell’ex Paese Ue. “I sindacati danneggiano coloro che affermano di voler aiutare”, è stata la reazione a caldo del premier Boris Johnson. 

A lanciare la mobilitazione è stata la sigla sindacale Rmt (Rail, Maritime and Transport) che conta 40mila lavoratori nel Network Rail, la società britannica che gestisce le infrastrutture del trasporto su binari, e di altri 13 operatori ferroviari. Si prevede che le giornate di sciopero - martedì, giovedì e sabato - avranno un forte impatto anche sulla circolazione nel resto della settimana dal momento che i lavori di manutenzione notturna non si svolgeranno prima del normale orario nelle giornate di ripresa della circolazione. Secondo quanto riferito dal Guardian, ci saranno “effetti a catena su altre forme di trasporto” determinati dal “probabile sovraffollamento sugli autobus e un forte aumento del traffico autostradale”.

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A fronte di un tasso di inflazione che si avvicina alla doppia cifra, il sindacato dei lavoratori ferrotranvieri vuole un aumento del 7% delle buste paga, ma l’offerta del Network Rail si ferma a un incremento del 2% con un ulteriore 1% legato a un piano di esuberi. “Il governo del Regno Unito ha sostenuto con 16 milioni di sterline l'industria ferroviaria”, ha sostenuto Johnson “e abbiamo mantenuto in funzione le nostre ferrovie”, ma anche “i lavoratori e le loro famiglie”. Parole che non hanno placato la rabbia dei sindacati, determinati a portare a termine la protesta in uno dei momenti più difficili per il governo di Londra.

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